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Surrealismo

dal 1924

Cosa succede quando l'arte prova a dipingere i sogni?

Surrealismo in breve

Il surrealismo vuole liberare l'inconscio. Le tecniche sono il sogno, la scrittura automatica, il caso, il gioco del «cadavere squisito», in cui più persone compongono un'immagine senza vedere il lavoro degli altri. I pittori più noti sono Magritte, Dalí, Max Ernst, Miró.

Surrealismo
Surrealismo

L'opera

Il tradimento delle immagini — René Magritte, 1929 · LACMA, Los Angeles

Parigi, 1924. André Breton pubblica il Manifesto del surrealismo e lo definisce come un automatismo psichico puro: scrivere e creare senza il controllo della ragione.

Surrealismo: il contesto storico

Molti surrealisti vengono da dada, ma vogliono andare oltre la pura provocazione. Breton, che durante la guerra aveva lavorato in reparti neurologici, conosce le teorie di Freud.

L'idea è che sotto la coscienza razionale esista un mondo più vero, fatto di desideri, sogni, associazioni libere.

Surrealismo: l'idea centrale

Il surrealismo vuole liberare l'inconscio. Le tecniche sono il sogno, la scrittura automatica, il caso, il gioco del «cadavere squisito», in cui più persone compongono un'immagine senza vedere il lavoro degli altri.

I pittori più noti sono Magritte, Dalí, Max Ernst, Miró. Nel cinema, Luis Buñuel e Dalí girano Un chien andalou (1929).

Surrealismo: le cose da sapere

Surrealismo: perché è importante

Il surrealismo è entrato nel linguaggio comune: definiamo «surreale» una situazione assurda come in un sogno. Ha influenzato pubblicità, moda, fotografia e cinema, fino a David Lynch.

Il legame

Il surrealismo non esisterebbe senza Freud: la sua idea dell'inconscio e il suo lavoro sui sogni diedero ai surrealisti un vocabolario e un territorio da esplorare.

Leggi anche: Freud e l'inconscio →

Surrealismo e il presente

I surrealisti volevano liberare il sogno, lasciare che immagini e parole emergessero senza il controllo della ragione. Orologi molli, pipe che non sono pipe, paesaggi che sembrano ricordi di qualcun altro.

Diciamo «surreale» davanti alla cronaca, a una notizia assurda, a un paesaggio strano, e la parola è entrata così tanto nell'uso comune che ha perso un po' del suo scandalo. Intanto le immagini oniriche si sono moltiplicate: la pubblicità e il cinema hanno imparato da quei pittori, e oggi i generatori di immagini producono in pochi secondi visioni che sembrano uscite da un quadro di Magritte o di Dalí. Ma c'è una differenza decisiva. Il surrealismo cercava l'inconscio di chi creava, la sua parte più intima e inquieta. Un'immagine strana non è necessariamente un sogno. Forse la domanda è questa: in mezzo a tante visioni, sappiamo ancora ascoltare le nostre?

Per approfondire

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