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Impressionismo

dal 1874

Perché dipingere la luce invece delle cose?

Impressionismo in breve

Gli impressionisti vogliono dipingere non le cose come sappiamo che sono, ma come appaiono in un preciso istante: la luce che cambia, l'atmosfera, il colore delle ombre. Le pennellate restano visibili, le forme si sciolgono, i soggetti diventano la vita moderna: Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Berthe Morisot raccontano il presente invece del passato.

Impressione, levar del sole — Claude Monet, 1872
Impressione, levar del sole — Claude Monet, 1872

L'opera

Impressione, levar del sole — Claude Monet, 1872 · Musée Marmottan Monet, Parigi

Parigi, 1874. Un gruppo di pittori rifiutati dal Salon ufficiale espone per conto proprio nell'ex studio del fotografo Nadar. Un critico prende in giro un quadro di Monet, Impressione, levar del sole, e chiama tutti «impressionisti». Il nome resta.

Impressionismo: il contesto storico

Nella Parigi del Secondo Impero, il successo di un artista passa dal Salon, una mostra controllata dall'Accademia che preferisce soggetti storici e mitologici, rifiniti con cura.

Intanto la città cambia: nuovi boulevard, stazioni, caffè, ferrovie che portano i parigini in campagna la domenica. E l'invenzione dei tubetti di colore permette di dipingere all'aperto.

Impressionismo: l'idea centrale

Gli impressionisti vogliono dipingere non le cose come sappiamo che sono, ma come appaiono in un preciso istante: la luce che cambia, l'atmosfera, il colore delle ombre.

Le pennellate restano visibili, le forme si sciolgono, i soggetti diventano la vita moderna: Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Berthe Morisot raccontano il presente invece del passato.

Impressionismo: le cose da sapere

Impressionismo: perché è importante

L'impressionismo è il primo movimento che sfida apertamente le istituzioni ufficiali: artisti che si organizzano da soli e cercano il pubblico direttamente. E sposta il soggetto della pittura dall'oggetto alla percezione.

Il legame

Gli impressionisti avevano liberato il colore. La generazione successiva si chiese che cosa farne: dargli struttura, come Cézanne, emozione, come Van Gogh, o valore simbolico, come Gauguin.

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Impressionismo e il presente

Gli impressionisti avevano capito che il mondo non sta fermo, e che la luce di un pomeriggio non torna uguale il giorno dopo. Scelsero di dipingere quell'istante, sapendo che sarebbe già passato mentre la tela asciugava.

Viviamo dentro una versione estrema di quella intuizione. Fotografiamo il tramonto, il caffè, la piazza, convinti di trattenere un momento che invece consegniamo a un archivio che non riapriremo. La differenza è sottile ma decisiva: Monet restava davanti alla cattedrale per ore, inseguendo i cambiamenti con pazienza; noi spesso guardiamo il presente attraverso lo schermo che dovrebbe custodirlo. L'impressionismo non era la celebrazione della fretta, era un esercizio di attenzione. Ci chiede, ancora oggi, se sappiamo restare abbastanza a lungo in un luogo da accorgerci che sta cambiando, e da lasciare che cambi anche noi.

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