Lettura · Arte
Giapponismo
1860–1900
Perché le stampe giapponesi hanno sconvolto i pittori di Parigi?
Giapponismo in breve
Le stampe giapponesi propongono un'alternativa alla tradizione accademica europea: colori piatti e decisi, contorni netti, inquadrature tagliate, vedute dall'alto, composizioni asimmetriche, la vita quotidiana come soggetto. Per pittori che cercavano di liberarsi dalla prospettiva rinascimentale e dai grandi temi storici, era la prova che si poteva costruire un'immagine in un altro modo.

L'opera
La grande onda di Kanagawa — Katsushika Hokusai, 1830–32 circa · Xilografia
Per oltre due secoli il Giappone era rimasto quasi chiuso agli stranieri. Quando, negli anni Cinquanta dell'Ottocento, si apre ai commerci con l'Occidente, a Parigi arrivano stampe che cambiano il modo di vedere di un'intera generazione di pittori.
Giapponismo: il contesto storico
Le Esposizioni universali di Londra (1862) e Parigi (1867) mostrano al pubblico europeo ceramiche, ventagli, tessuti e soprattutto stampe ukiyo-e, le «immagini del mondo fluttuante».
A Parigi aprono negozi specializzati e i collezionisti si moltiplicano. Il critico Philippe Burty conia nel 1872 il termine japonisme.
Giapponismo: l'idea centrale
Le stampe giapponesi propongono un'alternativa alla tradizione accademica europea: colori piatti e decisi, contorni netti, inquadrature tagliate, vedute dall'alto, composizioni asimmetriche, la vita quotidiana come soggetto.
Per pittori che cercavano di liberarsi dalla prospettiva rinascimentale e dai grandi temi storici, era la prova che si poteva costruire un'immagine in un altro modo.
Giapponismo: le cose da sapere
- La grande onda di Kanagawa di Hokusai, realizzata intorno al 1830, è tra le immagini giapponesi più riprodotte al mondo.
- Van Gogh dipinse copie a olio di stampe di Hiroshige, come Il ponte sotto la pioggia (1887).
- Monet collezionò stampe giapponesi, che si possono ancora vedere nella sua casa di Giverny, e creò un giardino con un ponte in stile giapponese.
Giapponismo: perché è importante
Il giapponismo è uno dei primi grandi esempi di scambio culturale globale nell'arte moderna. La sua influenza passa nell'Art Nouveau, nella grafica, nel manifesto pubblicitario e arriva fino al nostro modo di comporre un'immagine.
Il legame
Van Gogh fu uno dei pittori più segnati dalle stampe giapponesi. Nelle lettere al fratello Theo paragonava la luce e i colori della Provenza al Giappone che immaginava attraverso quelle immagini.
Giapponismo e il presente
Il giapponismo ci ricorda che spesso le rivoluzioni dello sguardo arrivano da fuori, dentro una cassa di merci. Un foglio stampato a Edo, magari usato come carta da imballaggio, ha insegnato a Parigi che un'immagine poteva essere piatta, tagliata, asimmetrica, e non per questo meno vera.
Oggi quel viaggio delle forme non ha più bisogno di navi. Un'estetica nata a Seul o a Tokyo raggiunge una ragazza di provincia in pochi secondi, e cambia il modo in cui veste, impagina, disegna. È una ricchezza enorme, ma porta con sé un rischio che già allora esisteva: amare dell'altro solo la superficie, farne un esotismo da collezione. I pittori più grandi non copiarono il Giappone, lo usarono per vedere diversamente sé stessi. Forse la domanda è questa: quando prendiamo in prestito un'immagine lontana, la stiamo ascoltando o la stiamo soltanto consumando?
Per approfondire
- Le stampe di Hokusai e Hiroshige, in particolare le Trentasei vedute del monte Fuji
- Edmund de Waal, Un'eredità di avorio e ambra (2010)
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