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Futurismo

dal 1909

Perché un gruppo di artisti italiani voleva distruggere i musei?

Futurismo in breve

Il futurismo vuole un'arte capace di rappresentare il dinamismo della vita moderna: velocità, energia, simultaneità, rumore. Non si limita alla pittura. Coinvolge scultura, architettura, musica, poesia, tipografia, teatro, perfino la cucina.

Forme uniche della continuità nello spazio — Umberto Boccioni, 1913
Forme uniche della continuità nello spazio — Umberto Boccioni, 1913

L'opera

Forme uniche della continuità nello spazio — Umberto Boccioni, 1913 · Museo del Novecento, Milano

20 febbraio 1909, prima pagina del Figaro: Filippo Tommaso Marinetti pubblica il Manifesto del futurismo. Esalta la velocità, l'automobile, la lotta. E chiede di distruggere musei e biblioteche.

Futurismo: il contesto storico

L'Italia di inizio Novecento si sta industrializzando in ritardo rispetto ad altri paesi europei. Milano cresce, arrivano l'elettricità, il tram, l'automobile.

Per i futuristi l'Italia è un paese schiacciato dal peso del proprio passato, un museo a cielo aperto. Bisogna liberarsene.

Futurismo: l'idea centrale

Il futurismo vuole un'arte capace di rappresentare il dinamismo della vita moderna: velocità, energia, simultaneità, rumore.

Non si limita alla pittura. Coinvolge scultura, architettura, musica, poesia, tipografia, teatro, perfino la cucina. È un progetto totale per cambiare il modo di vivere.

Futurismo: le cose da sapere

Futurismo: perché è importante

Il futurismo è il primo movimento d'avanguardia a usare in modo sistematico manifesti, stampa e provocazione mediatica. In questo anticipa molte strategie della comunicazione moderna. E porta con sé una domanda scomoda: cosa succede quando si esalta la velocità e la forza senza limiti?

Il legame

Il futurismo è la versione italiana del modernismo: lo stesso desiderio di rompere con il passato, ma con un'enfasi particolare sulla macchina e sulla velocità.

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Futurismo e il presente

I futuristi volevano bruciare i musei e cantare l'automobile, la velocità, il rumore. Ci sembrano lontani, con la loro retorica guerriera, eppure molto di ciò che inventarono è diventato il nostro clima quotidiano.

Il manifesto come gesto, la provocazione calcolata per far parlare di sé, l'idea che il nuovo valga solo perché è nuovo: sono le regole di una certa comunicazione contemporanea, dai lanci di prodotto alle polemiche costruite per circolare in rete. Anche il culto della velocità ha vinto, almeno in apparenza. Ma la storia del futurismo contiene un avvertimento: l'esaltazione dell'energia e del disprezzo per il passato si saldò presto con il nazionalismo e la guerra. Il fascino del moderno non è mai neutrale. Forse ciò che ci serve, oggi, è saper riconoscere quando l'entusiasmo per il futuro smette di essere apertura e diventa soltanto rumore.

Per approfondire

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