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La scultura greca, dal kouros a Prassitele

VII–IV secolo a.C.

Come hanno fatto i Greci, in circa due secoli, a trasformare una statua rigida in un corpo che sembra respirare?

La scultura greca, dal kouros a Prassitele in breve

In circa trecento anni la scultura greca compie un lungo cammino: dalle figure rigide e frontali dell'età arcaica ai corpi in movimento naturale dell'età classica. Policleto fissa le proporzioni ideali del corpo umano nel suo Canone, Fidia dirige le sculture del Partenone, Prassitele dà al marmo una grazia morbida e sensuale. Molti originali in bronzo sono perduti e li conosciamo grazie alle copie romane in marmo.

Doriforo — Policleto (copia romana in marmo da un originale in bronzo), originale 450–440 a.C. circa
Doriforo — Policleto (copia romana in marmo da un originale in bronzo), originale 450–440 a.C. circa

L'opera

Doriforo — Policleto (copia romana in marmo da un originale in bronzo), originale 450–440 a.C. circa · Museo archeologico nazionale di Napoli

In sintesi

In circa trecento anni la scultura greca compie un lungo cammino: dalle figure rigide e frontali dell'età arcaica ai corpi in movimento naturale dell'età classica. Policleto fissa le proporzioni ideali del corpo umano nel suo Canone, Fidia dirige le sculture del Partenone, Prassitele dà al marmo una grazia morbida e sensuale. Molti originali in bronzo sono perduti e li conosciamo grazie alle copie romane in marmo. Questa ricerca dell'equilibrio tra realtà e ideale ha segnato tutta l'arte occidentale.

I giovani sorridenti dell'età arcaica

Tra il VII e il VI secolo a.C., nell'età che chiamiamo arcaica, gli scultori greci creano un tipo di statua che si ripete per generazioni: il kouros, cioè il «ragazzo». È un giovane nudo, in piedi, perfettamente frontale. Le braccia sono stese lungo i fianchi, i pugni chiusi, il piede sinistro un passo avanti. Il modello viene probabilmente dall'Egitto, dove i Greci avevano visto statue simili.

Accanto al kouros c'è la kore, la «fanciulla», sempre vestita, che spesso tiene in mano un'offerta. Queste statue venivano poste nei santuari come dono agli dei, oppure sulle tombe per ricordare un defunto.

Un dettaglio colpisce subito: molte di loro sorridono. È il cosiddetto sorriso arcaico, che probabilmente non esprime allegria ma serve a dare vita al volto. Un esempio celebre è il kouros di Anavyssos, detto Kroisos, del 530 a.C. circa, oggi al Museo archeologico nazionale di Atene. Il corpo è ancora schematico, ma i muscoli cominciano già a gonfiarsi sotto la pelle.

La svolta: un corpo che si muove

Intorno al 480 a.C. succede qualcosa di decisivo. Nel cosiddetto Efebo di Kritios, oggi al Museo dell'Acropoli di Atene, il ragazzo non sta più rigido: appoggia il peso su una gamba e piega leggermente l'altra. Il bacino si inclina, la testa si volta appena. La statua sembra finalmente rilassata.

È la nascita della ponderazione: il peso del corpo si distribuisce in modo naturale e ogni parte risponde all'altra. Da qui in poi la scultura greca non tornerà più indietro.

Questo periodo di passaggio si chiama stile severo, per l'espressione seria dei volti. Ne sono un esempio i Bronzi di Riace, due guerrieri in bronzo del V secolo a.C. ritrovati nel 1972 nel mare della Calabria e oggi al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.

Sono anche una rarità. La maggior parte delle grandi statue greche era in bronzo, e il bronzo nei secoli è stato fuso per ricavarne armi e monete. Per questo gli originali sopravvissuti sono pochissimi.

Policleto e Fidia: l'età classica

Nel V secolo a.C., l'età classica, due scultori diventano leggendari.

Policleto, attivo ad Argo, scrive un trattato chiamato Canone, oggi perduto, in cui fissa le proporzioni ideali del corpo umano: ogni parte è in rapporto misurato con le altre. Per dimostrarlo realizza in bronzo il Doriforo, il «portatore di lancia». Il giovane regge il peso sulla gamba destra mentre la sinistra è arretrata; al braccio piegato, che regge la lancia, corrisponde la gamba rilassata, e al braccio abbandonato la gamba in tensione, in un gioco di opposizioni chiamato chiasmo. L'originale è perduto, ma ne restano diverse copie in marmo. La più completa è una copia romana trovata a Pompei e oggi conservata al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Fidia, ateniese e amico di Pericle, dirige le sculture del Partenone e crea due statue colossali in oro e avorio: l'Atena Parthenos ad Atene e lo Zeus di Olimpia, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. Entrambe sono andate perdute.

Il corpo classico non è il ritratto di una persona reale: è un ideale di equilibrio, salute e bellezza, in cui la natura viene osservata e insieme perfezionata.

Prassitele e la grazia

Nel IV secolo a.C. il gusto cambia. Dopo le guerre che hanno indebolito Atene, gli artisti cercano una bellezza più umana e intima.

Prassitele, ateniese, è il maestro di questa nuova sensibilità. Le sue figure si appoggiano a un sostegno, si inclinano in una morbida curva a forma di S e hanno espressioni sognanti. Il marmo diventa liscio e luminoso come pelle.

La sua opera più famosa nell'antichità era l'Afrodite di Cnido: la prima grande statua della dea completamente nuda. Fece scandalo e insieme divenne un'attrazione per i viaggiatori. Anche questa la conosciamo solo attraverso copie romane. A Olimpia è stato ritrovato un Hermes con Dioniso bambino tradizionalmente attribuito a lui, anche se gli studiosi discutono se sia un originale.

Un'ultima sorpresa: le statue greche non erano bianche. Erano dipinte con colori vivaci, una policromia di cui restano solo tracce. L'idea di una Grecia tutta di marmo candido è in gran parte un'invenzione di epoche successive.

Le parole chiave

Un esempio

Pensa alle foto di moda o alle pubblicità di abbigliamento: quasi sempre il modello scarica il peso su una gamba e lascia l'altra rilassata, con il bacino leggermente inclinato. È la ponderazione inventata dagli scultori greci. Una persona dritta e rigida sembra un manichino; basta spostare il peso per farla sembrare viva e a suo agio. Ogni volta che posi per una foto in quel modo, stai ripetendo un gesto di 2500 anni fa.

Da ricordare

La scultura greca, dal kouros a Prassitele e il presente

La scultura greca ci ha lasciato in eredità un'idea potente e scomoda: che esista un corpo giusto, misurabile, perfetto. Il Canone di Policleto è il lontano antenato di ogni tabella di proporzioni, di ogni filtro che allunga le gambe e assottiglia i volti. Ma dimentichiamo una cosa. Quei corpi ideali non erano pensati come un giudizio sui corpi veri: erano un modo di dire che l'essere umano, con la sua misura, poteva stare al centro del mondo, accanto agli dei.

E c'è un dettaglio che rovescia tutto. Le statue che ammiriamo bianche e pure erano dipinte, colorate, quasi chiassose; sono state la polvere e il tempo a renderle astratte. Forse anche il nostro ideale di perfezione è così: una rovina scambiata per un modello. Guardare il Doriforo oggi può insegnarci non a correggerci, ma a stare in piedi con più naturalezza, il peso su una gamba, l'altra libera di muoversi.

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