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Schönberg e la dodecafonia

anni '20

Si può scrivere musica senza una nota più importante delle altre?

Schönberg e la dodecafonia in breve

Prima Schönberg abbandona la tonalità, scrivendo musica atonale. Poi, all'inizio degli anni Venti, elabora un metodo nuovo: la dodecafonia. Le dodici note della scala cromatica vengono ordinate in una serie, e nessuna di esse è più importante delle altre.

Pierrot lunaire — Arnold Schönberg, 1912
Pierrot lunaire — Arnold Schönberg, 1912

L'opera

Pierrot lunaire — Arnold Schönberg, 1912 · Op. 21

31 marzo 1913, Vienna. Un concerto diretto da Arnold Schönberg con musiche sue e dei suoi allievi finisce in rissa, con il pubblico che urla e la polizia che interviene. Viene ricordato come lo Skandalkonzert.

Schönberg e la dodecafonia: il contesto storico

Per circa tre secoli la musica occidentale si era basata sulla tonalità: un sistema in cui una nota e un accordo fanno da «casa», e la musica si allontana per poi tornare.

Alla fine dell'Ottocento, con Wagner e Mahler, questo sistema è sempre più teso. Schönberg, nella Vienna di Freud e Klimt, decide di oltrepassarlo.

Schönberg e la dodecafonia: l'idea centrale

Prima Schönberg abbandona la tonalità, scrivendo musica atonale. Poi, all'inizio degli anni Venti, elabora un metodo nuovo: la dodecafonia.

Le dodici note della scala cromatica vengono ordinate in una serie, e nessuna di esse è più importante delle altre. È una democrazia dei suoni, o almeno così fu spesso raccontata.

Schönberg e la dodecafonia: le cose da sapere

Schönberg e la dodecafonia: perché è importante

Schönberg fa alla musica ciò che il cubismo fa alla pittura: smonta le regole che sembravano naturali. Echi della sua lezione si sentono nella musica colta del dopoguerra e anche in molte colonne sonore di suspense.

Il legame

Schönberg è una delle figure chiave del modernismo musicale: come Joyce nella letteratura e Picasso nella pittura, rimette in discussione il linguaggio stesso della propria arte.

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Schönberg e la dodecafonia e il presente

Schönberg ha tolto alla musica il suo centro. Per secoli ogni brano tornava a casa, a una nota principale che dava riposo e senso; con la dodecafonia nessun suono comanda sugli altri, e l'ascoltatore perde il punto d'appoggio.

È un'esperienza che oggi conosciamo anche fuori dalle sale da concerto. Viviamo in un mondo senza una gerarchia condivisa: non c'è più un'unica autorità che dica che cosa conta, quali notizie, quali valori, quali gusti. Tutto sta sullo stesso piano, come le dodici note della serie. Può essere una liberazione, ma anche una fatica, perché senza tonica, la nota di riferimento, bisogna costruire da sé l'orientamento. Forse per questo la musica di Schönberg resta difficile per molti: ci mette davanti a una libertà che spaesa. E ci chiede se siamo capaci di ascoltare con attenzione anche quando nessuno ci promette il ritorno a casa.

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