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Beethoven

1770–1827

Come ha fatto un compositore diventato sordo a cambiare la storia della musica?

Beethoven in breve

Ludwig van Beethoven (1770–1827) è il compositore che fa da ponte tra il Classicismo e il Romanticismo. Parte dalla lezione di Haydn e Mozart, ma la spinge verso una musica più grande, drammatica e personale. Diventa sordo da adulto e continua a comporre capolavori, come la Nona sinfonia con l'Inno alla gioia.

Sinfonia n. 9 — Ludwig van Beethoven, 1824
Sinfonia n. 9 — Ludwig van Beethoven, 1824

L'opera

Sinfonia n. 9 — Ludwig van Beethoven, 1824 · Prima esecuzione a Vienna

In sintesi

Ludwig van Beethoven (1770–1827) è il compositore che fa da ponte tra il Classicismo e il Romanticismo. Parte dalla lezione di Haydn e Mozart, ma la spinge verso una musica più grande, drammatica e personale. Diventa sordo da adulto e continua a comporre capolavori, come la Nona sinfonia con l'Inno alla gioia. Con lui il compositore smette di essere un servitore e diventa un artista libero, quasi un eroe.

Da Bonn a Vienna

Beethoven nasce a Bonn, in Germania, nel 1770. Il padre, cantante di corte e alcolizzato, vuole farne un nuovo Mozart e lo costringe a studiare il pianoforte con durezza.

Nel 1792 si trasferisce a Vienna, allora capitale della musica europea, e prende lezioni da Haydn. Diventa presto famoso come pianista, soprattutto per le sue improvvisazioni travolgenti.

A differenza dei musicisti delle generazioni precedenti, non lavora come dipendente di una corte: vive di concerti, pubblicazioni e del sostegno di nobili ammiratori, che lo trattano quasi alla pari.

La sordità

Verso il 1798, intorno ai trent'anni, Beethoven si accorge che sta perdendo l'udito. Per un musicista è una catastrofe, e per anni cerca di nasconderlo.

Nel 1802, in un piccolo paese vicino a Vienna, scrive una lettera ai fratelli, mai spedita, oggi nota come Testamento di Heiligenstadt. Racconta la disperazione e la tentazione di farla finita, ma anche la decisione di continuare a vivere per la sua arte.

Negli ultimi anni è quasi completamente sordo e comunica scrivendo su quaderni. Eppure continua a comporre: sente la musica nella mente.

Una musica più grande

Con Beethoven la musica diventa più ampia e drammatica. La Terza sinfonia, l'Eroica (1804), è molto più lunga e intensa delle sinfonie di Haydn e Mozart. Secondo il racconto del suo allievo Ferdinand Ries, era dedicata a Napoleone, ma Beethoven strappò la dedica quando seppe che si era proclamato imperatore.

La Quinta sinfonia (1808) è costruita quasi tutta su un piccolo motivo di quattro note, tre brevi e una lunga, che sembra il destino che bussa alla porta.

Scrive anche 32 sonate per pianoforte, tra cui quella detta «Al chiaro di luna», un titolo che non è suo ma di un critico, e 16 quartetti per archi, gli ultimi dei quali sono tra le musiche più profonde mai scritte.

La Nona e l'Inno alla gioia

Nel 1824 a Vienna viene eseguita per la prima volta la Nona sinfonia. Per la prima volta in una sinfonia, nel finale entrano un coro e dei cantanti solisti, che cantano l'Ode alla gioia di Schiller: un inno alla fratellanza tra tutti gli esseri umani.

Si racconta che alla fine dell'esecuzione Beethoven, ormai sordo, continuasse a guardare l'orchestra, e che una cantante lo abbia girato verso il pubblico perché vedesse gli applausi.

La melodia dell'Inno alla gioia è stata adottata come inno dal Consiglio d'Europa nel 1972 e poi dall'Unione europea.

Le parole chiave

Un esempio

Le quattro note che aprono la Quinta sinfonia, «ta-ta-ta-taaa», sono forse il motivo musicale più famoso del mondo. Le hai sentite in film, cartoni animati e pubblicità. Prova ad ascoltare tutto il primo movimento: noterai che quel motivo ritorna continuamente, trasformato, più forte, più piano, in alto e in basso. È il modo di costruire di Beethoven: un'idea piccolissima che diventa un'architettura enorme.

Da ricordare

Beethoven e il presente

Beethoven ha consegnato alla cultura moderna un'immagine che non ci ha più lasciato: l'artista che lotta contro il destino e trasforma la sofferenza in creazione. La ritroviamo ovunque, nei film sui geni tormentati, nelle biografie degli sportivi, nei racconti di chi ricomincia dopo una caduta. È una figura potente, e anche un po' pericolosa, perché rischia di farci credere che il dolore sia la condizione necessaria del valore.

Ma la sua musica dice qualcosa di più sottile. Non celebra soltanto la lotta, cerca un senso che vada oltre l'individuo. Non è un caso che il tema dell'Inno alla gioia, nato dalla Nona sinfonia, sia diventato l'inno dell'Unione europea: una melodia scritta da un uomo che non poteva più sentirla, scelta per rappresentare popoli diversi che provano a stare insieme. Il paradosso parla anche a noi: l'opera più personale può diventare la più condivisa, e anche ciò che nasce dall'isolamento può parlare, un giorno, a tutti.

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