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Sartre

1905–1980

Perché per Sartre siamo «condannati a essere liberi»?

Sartre in breve

Per Sartre l'uomo è «condannato a essere libero»: non può sfuggire alla responsabilità delle proprie scelte, neppure quando non sceglie. Nel dramma A porte chiuse (1944) compare la celebre battuta «l'inferno sono gli altri»: lo sguardo altrui ci definisce e ci imprigiona. Sartre teorizza anche l'impegno: l'intellettuale deve prendere posizione.

La nausea — Jean-Paul Sartre, 1938
La nausea — Jean-Paul Sartre, 1938

L'opera

La nausea — Jean-Paul Sartre, 1938 · Gallimard, Parigi

Nel 1964 Jean-Paul Sartre rifiutò il premio Nobel per la letteratura. Spiegò che uno scrittore non deve lasciarsi trasformare in un'istituzione.

Sartre: il contesto storico

Nato a Parigi nel 1905, Sartre pubblica nel 1938 La nausea, romanzo sul senso di assurdità dell'esistenza. Durante la guerra è per un periodo prigioniero dei tedeschi.

Nel 1943 esce L'essere e il nulla, la sua opera filosofica principale. Con Simone de Beauvoir, sua compagna per tutta la vita, fonda la rivista Les Temps modernes.

Sartre: l'idea centrale

Per Sartre l'uomo è «condannato a essere libero»: non può sfuggire alla responsabilità delle proprie scelte, neppure quando non sceglie.

Nel dramma A porte chiuse (1944) compare la celebre battuta «l'inferno sono gli altri»: lo sguardo altrui ci definisce e ci imprigiona. Sartre teorizza anche l'impegno: l'intellettuale deve prendere posizione.

Sartre: le cose da sapere

Sartre: perché è importante

Sartre ha incarnato la figura dell'intellettuale pubblico che interviene sulle questioni del suo tempo. E ha reso la parola «libertà» più esigente.

Il legame

Sartre è il volto più noto dell'esistenzialismo, ma il movimento è più ampio: da Kierkegaard a Beauvoir, da Heidegger a Camus.

Leggi anche: Esistenzialismo →

Sartre e il presente

La formula di Sartre suona oggi quasi come la descrizione di una giornata qualunque. Siamo chiamati a scegliere di continuo: che cosa studiare, dove vivere, chi seguire, che cosa comprare, perfino quale versione di noi mostrare. La condanna non è più solo filosofica, è quotidiana, e a volte la scambiamo per un privilegio senza peso. Poi arriva la stanchezza di decidere, e con essa la tentazione più antica: lasciare che sia qualcun altro a farlo al posto nostro.

Sartre chiamava malafede questo modo di fuggire dalla libertà, raccontandoci che non avevamo alternative. Oggi la malafede ha strumenti raffinati: l'algoritmo che consiglia, il ruolo professionale dietro cui ripararsi, il «così fan tutti» che assolve. Ma la sua lezione resta tagliente proprio perché non concede alibi. Anche non scegliere è una scelta, e anche questa ci appartiene. La domanda allora non è se siamo liberi, ma quanto siamo disposti a rispondere di ciò che facciamo con questa libertà.

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