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Michelangelo

1475–1564

Come può un blocco di marmo scartato diventare la statua più famosa del mondo?

Michelangelo in breve

Michelangelo Buonarroti (1475–1564) è stato scultore, pittore, architetto e poeta, e ha vissuto quasi novant'anni, attraversando tutto il Rinascimento. Si considerava prima di tutto uno scultore: suoi sono la Pietà di San Pietro e il David di Firenze. Eppure ha dipinto anche uno dei cicli più grandiosi della storia, la volta della Cappella Sistina, e il Giudizio universale.

David — Michelangelo Buonarroti, 1501–1504
David — Michelangelo Buonarroti, 1501–1504

L'opera

David — Michelangelo Buonarroti, 1501–1504 · Galleria dell'Accademia, Firenze

In sintesi

Michelangelo Buonarroti (1475–1564) è stato scultore, pittore, architetto e poeta, e ha vissuto quasi novant'anni, attraversando tutto il Rinascimento. Si considerava prima di tutto uno scultore: suoi sono la Pietà di San Pietro e il David di Firenze. Eppure ha dipinto anche uno dei cicli più grandiosi della storia, la volta della Cappella Sistina, e il Giudizio universale. Le sue figure potenti e piene di tensione hanno cambiato per sempre il modo di rappresentare il corpo umano.

Un ragazzo nel giardino dei Medici

Michelangelo Buonarroti nasce il 6 marzo 1475 a Caprese, un piccolo paese vicino ad Arezzo, dove il padre era podestà, cioè amministratore per conto di Firenze. La famiglia però torna presto a Firenze. Il bambino viene affidato a una balia, moglie di uno scalpellino: Michelangelo dirà scherzando di aver succhiato con il latte la passione per lo scalpello.

A tredici anni entra nella bottega del pittore Domenico Ghirlandaio, dove impara la tecnica dell'affresco. Poco dopo passa al giardino di San Marco, dove Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, conservava sculture antiche e accoglieva giovani artisti. Lorenzo, grande mecenate, lo ospita nel suo palazzo: il ragazzo vive a contatto con poeti e filosofi.

Michelangelo studia il corpo umano con ostinazione. Copia i maestri del passato, come Giotto e Masaccio, e secondo Vasari seziona cadaveri per capire muscoli e ossa. Ha un carattere difficile, solitario, orgoglioso. Si considera uno scultore e pensa che scolpire significhi liberare la figura che è già nascosta dentro il blocco di pietra, togliendo il superfluo.

La Pietà di San Pietro

Nel 1496 Michelangelo va a Roma. Poco dopo un cardinale francese gli commissiona una Pietà per la sua tomba. Il giovane scultore, che ha poco più di vent'anni, la completa intorno al 1499. Oggi si trova nella basilica di San Pietro, in Vaticano.

Maria tiene in grembo il corpo del figlio morto. È un gruppo difficile da comporre: un uomo adulto disteso sulle ginocchia di una donna. Michelangelo lo risolve allargando la veste di Maria in un ampio panneggio, che fa da base solida. Il corpo di Cristo è abbandonato, ma non sfigurato dal dolore: tutto è calmo, levigato, quasi luminoso.

Maria ha un volto giovanissimo, quasi più giovane del figlio. Ad alcuni contemporanei sembrò strano; secondo un biografo, Michelangelo rispose che la purezza la manteneva giovane. La Pietà è l'unica opera che Michelangelo abbia firmato: il suo nome è inciso sulla fascia che attraversa il petto di Maria. Secondo Vasari lo fece dopo aver sentito alcuni visitatori attribuirla a un altro scultore.

Il David

Nel 1501 Michelangelo torna a Firenze. Nei magazzini del Duomo c'era un enorme blocco di marmo, alto più di cinque metri, già lavorato e abbandonato decenni prima da altri scultori. Lo chiamavano «il Gigante». Molti lo consideravano rovinato. Michelangelo lo accetta e in circa tre anni, dal 1501 al 1504, ne ricava il David.

Di solito Davide era rappresentato dopo la vittoria, con la testa del gigante Golia ai piedi. Michelangelo invece sceglie il momento prima della sfida. Il ragazzo è nudo, in contrapposto: il peso poggia sulla gamba destra, la sinistra è rilassata. Ma lo sguardo è teso, le sopracciglia aggrottate, le vene della mano gonfie. È la calma apparente di chi si prepara ad agire.

La statua, troppo bella per stare in alto sul Duomo come previsto, viene messa nel 1504 davanti a Palazzo Vecchio, sede del governo. Diventa il simbolo della Repubblica fiorentina: un piccolo popolo che resiste ai potenti. Nel 1873 viene spostata alla Galleria dell'Accademia, per proteggerla; in piazza oggi c'è una copia.

La Cappella Sistina

Nel 1508 papa Giulio II chiede a Michelangelo di dipingere la volta della Cappella Sistina, in Vaticano. Lui accetta controvoglia: si sente scultore, non pittore. Eppure in quattro anni, fino al 1512, copre circa cinquecento metri quadrati di soffitto, lavorando in piedi su un'impalcatura, con la testa piegata all'indietro.

Al centro racconta le storie della Genesi, il primo libro della Bibbia: dalla separazione della luce dalle tenebre fino all'ebbrezza di Noè. La scena più famosa è la Creazione di Adamo: Dio e il primo uomo tendono le braccia, e le loro dita quasi si toccano. Tutta la vita sta in quel piccolo spazio vuoto. Intorno ci sono profeti, sibille e figure nude, gli Ignudi, che mostrano corpi possenti e in movimento.

Più di vent'anni dopo, tra il 1536 e il 1541, Michelangelo torna nella Sistina e dipinge sulla parete dell'altare il Giudizio universale, un vortice drammatico di corpi. Nella vecchiaia si dedica soprattutto all'architettura: progetta la cupola di San Pietro. Muore a Roma il 18 febbraio 1564, quasi novantenne.

Le parole chiave

Un esempio

Pensa a una foto sportiva scattata un attimo prima del tiro: il calciatore fermo davanti al pallone, lo sguardo sulla porta, i muscoli già pronti. Spesso è più emozionante della foto del gol, perché contiene tutta la tensione di ciò che sta per accadere. Il David di Michelangelo funziona allo stesso modo: non mostra la vittoria, ma la concentrazione prima della sfida.

Da ricordare

Michelangelo e il presente

Il marmo da cui nasce il David era considerato uno scarto. Altri ci avevano provato e avevano rinunciato. Michelangelo vi entrò con lo scalpello convinto che la figura fosse già lì, e che il suo compito fosse soltanto togliere ciò che la nascondeva. È un'immagine che ha attraversato i secoli perché parla di qualcosa che conosciamo bene: la sensazione di avere dentro una forma che ancora non si vede.

Michelangelo però non ci consegna un eroe vittorioso. Ci consegna un ragazzo che si prepara, con la fronte aggrottata e le vene della mano gonfie. Forse per questo il David continua a parlarci: non celebra il successo, ma il momento fragile e decisivo che lo precede. In un tempo che mostra soprattutto i risultati, i traguardi, le immagini finite, quella statua ci invita a guardare l'attimo in cui ancora tutto è possibile. E a rispettarlo, anche quando nessuno lo vede.

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