Lettura · Arte
Leonardo da Vinci
1452–1519
Perché un pittore che ha finito pochissimi quadri è diventato il simbolo stesso del genio?
Leonardo da Vinci in breve
Leonardo da Vinci (1452–1519) è stato pittore, ingegnere, scienziato e inventore: il modello dell'uomo universale del Rinascimento. Ha lasciato pochi dipinti, molti dei quali incompiuti, ma tra questi ci sono due delle immagini più famose al mondo, l'Ultima Cena a Milano e la Gioconda a Parigi. Nei suoi quaderni, migliaia di pagine scritte al contrario, ha studiato tutto: anatomia, acqua, volo, macchine.

L'opera
Gioconda — Leonardo da Vinci, 1503–1519 circa · Museo del Louvre, Parigi
In sintesi
Leonardo da Vinci (1452–1519) è stato pittore, ingegnere, scienziato e inventore: il modello dell'uomo universale del Rinascimento. Ha lasciato pochi dipinti, molti dei quali incompiuti, ma tra questi ci sono due delle immagini più famose al mondo, l'Ultima Cena a Milano e la Gioconda a Parigi. Nei suoi quaderni, migliaia di pagine scritte al contrario, ha studiato tutto: anatomia, acqua, volo, macchine. La sua curiosità senza limiti è la sua eredità più grande.
Da Vinci a Milano
Leonardo nasce il 15 aprile 1452 vicino a Vinci, un paese tra Firenze e Pisa. È figlio illegittimo, cioè nato fuori dal matrimonio, del notaio ser Piero. Per questo non può studiare all'università e non impara bene il latino, la lingua dei dotti. Lui stesso si definirà con un po' di orgoglio «omo sanza lettere», un uomo senza studi classici.
Da ragazzo entra a Firenze nella bottega di Andrea del Verrocchio, scultore e pittore. Lì impara tutto: disegno, pittura, scultura, la lavorazione dei metalli, la meccanica. Secondo Vasari, in un dipinto del maestro, il Battesimo di Cristo, Leonardo dipinge un angelo così bello che Verrocchio rimane stupito.
Intorno al 1482 si trasferisce a Milano, alla corte di Ludovico Sforza, detto il Moro. Nella lettera con cui si presenta descrive soprattutto le sue capacità di ingegnere militare: ponti, cannoni, macchine da guerra. Solo alla fine aggiunge che sa anche dipingere e scolpire. A Milano resta quasi vent'anni, lavorando come pittore, ingegnere, organizzatore di feste di corte.
L'Ultima Cena
Tra il 1494 e il 1498 Leonardo dipinge sulla parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, a Milano, l'Ultima Cena, detta anche il Cenacolo. Rappresenta il momento in cui Gesù annuncia ai dodici apostoli: uno di voi mi tradirà.
Leonardo sceglie l'istante subito dopo la frase. Gli apostoli reagiscono ciascuno a modo suo: chi si alza, chi protesta, chi chiede, chi si ritrae. Sono divisi in quattro gruppi di tre, come onde che partono dal centro. Gesù, solo e calmo, è al centro della composizione, e tutte le linee della prospettiva della stanza convergono sulla sua testa. Giuda, il traditore, è seduto dalla stessa parte degli altri, ma arretra nell'ombra, stringendo il sacchetto del denaro.
Leonardo però non usa la tecnica dell'affresco, che lo costringerebbe a lavorare in fretta. Sperimenta una pittura a tempera e olio sul muro asciutto, che gli permette di ripensare e ritoccare. Il risultato è fragile: il colore comincia a staccarsi già pochi anni dopo. L'ultimo grande restauro è durato più di vent'anni, fino al 1999.
La Gioconda
Intorno al 1503, tornato a Firenze, Leonardo comincia il ritratto di Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco del Giocondo: per questo il quadro si chiama Gioconda, o Monna Lisa. Leonardo non lo consegna mai. Lo tiene con sé per anni, ritoccandolo, e lo porta con sé fino in Francia.
Il segreto del dipinto è lo sfumato. Non ci sono contorni netti: gli angoli della bocca e degli occhi si perdono in ombre leggerissime. Per questo il sorriso sembra cambiare a seconda di dove guardiamo: è il nostro occhio a completarlo. Alle spalle della donna c'è un paesaggio immaginario di rocce, acque e strade, che si fa sempre più azzurro e sfocato allontanandosi, come avviene nell'aria reale.
Il quadro, dopo la morte di Leonardo, entra nelle collezioni dei re di Francia e oggi è al Louvre di Parigi. La sua fama mondiale esplode nel 1911, quando un decoratore italiano, Vincenzo Peruggia, lo ruba. Per due anni i giornali di tutto il mondo ne parlano, finché nel 1913 viene ritrovato a Firenze.
I codici: una mente senza confini
Leonardo ha dipinto poco, ma ha scritto e disegnato moltissimo. Ci restano migliaia di pagine dei suoi quaderni, oggi riunite in diversi codici sparsi tra Milano, Parigi, Londra, Windsor, Madrid e altre città. Il più grande è il Codice Atlantico, conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il Codice Leicester, dedicato all'acqua, è stato acquistato nel 1994 da Bill Gates.
Leonardo era mancino e usava la scrittura speculare: scriveva da destra a sinistra, con le lettere rovesciate. Nelle sue pagine troviamo di tutto: studi del corpo umano fatti sezionando cadaveri, il cuore, il feto nell'utero, i vortici dell'acqua, il volo degli uccelli, progetti di macchine volanti, canali, armi. C'è anche il celebre Uomo vitruviano, oggi alle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Molte macchine non furono mai costruite, e alcune non avrebbero funzionato. Ma il metodo era nuovo: osservare, disegnare, chiedersi il perché. Nel 1516 Leonardo si trasferisce in Francia, ospite del re Francesco I, e muore ad Amboise il 2 maggio 1519.
Le parole chiave
- bottega: Il laboratorio di un artista, dove lavoravano insieme maestro, aiutanti e apprendisti. Era la vera scuola d'arte del Rinascimento.
- sfumato: Tecnica di Leonardo che ammorbidisce i contorni con passaggi di colore leggerissimi, senza linee nette, come se le figure fossero avvolte da un velo d'aria.
- codici: Raccolte di fogli manoscritti rilegati. Quelli di Leonardo contengono disegni, appunti e studi sui temi più diversi.
- scrittura speculare: Scrittura rovesciata, da destra verso sinistra, che si legge normalmente solo guardandola in uno specchio. Leonardo, mancino, scriveva così.
- refettorio: La sala in cui i frati di un convento mangiano insieme.
Un esempio
Prova a guardare una foto di un volto con la sfocatura dello sfondo che fanno molti smartphone, la cosiddetta modalità ritratto. Il soggetto è nitido, il paesaggio dietro si dissolve morbido. È un'idea vicina a quella di Leonardo nella Gioconda: le cose lontane perdono contorni e colori, e diventano più azzurre. Leonardo non aveva un obiettivo fotografico: aveva passato anni a osservare come l'aria cambia ciò che vediamo.
Da ricordare
- Leonardo da Vinci (1452–1519) si formò nella bottega del Verrocchio a Firenze e lavorò a lungo a Milano.
- L'Ultima Cena (1494–1498) è dipinta nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano, con una tecnica sperimentale e fragile.
- La Gioconda ritrae Lisa Gherardini ed è celebre per lo sfumato; oggi è al Louvre.
- Nei codici, scritti con la scrittura speculare, Leonardo studiò anatomia, acqua, volo e macchine.
- Morì in Francia, ad Amboise, nel 1519, ospite del re Francesco I.
Leonardo da Vinci e il presente
Davanti alla Gioconda oggi c'è una folla che fotografa un vetro. Quasi nessuno la guarda davvero: troppa gente, troppa fama, troppe riproduzioni già viste. È un paradosso che Leonardo forse avrebbe trovato interessante, lui che passava ore a osservare una goccia d'acqua o il volo di un uccello.
La sua lezione più profonda non è nel genio, parola che ci consola perché ci esclude. È nella domanda. Leonardo non aveva studiato nelle scuole dei dotti e proprio per questo non dava nulla per scontato: perché il cielo è azzurro, come si muove il sangue, perché un volto ci sembra vivo. Lasciava le opere incompiute perché la ricerca gli interessava più del risultato. In un tempo che premia le risposte rapide e le competenze sempre più strette, i suoi quaderni disordinati ci ricordano un'altra possibilità: che la curiosità non sia un passatempo, ma un modo di stare al mondo.
Per approfondire
- Visitare il Cenacolo Vinciano a Milano (ingresso su prenotazione, a piccoli gruppi)
- Walter Isaacson, Leonardo da Vinci (Mondadori, 2017)
- Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, con i modelli delle sue macchine
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