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Vilhelm Hammershøi

1864–1916

Come può una stanza vuota, grigia e silenziosa diventare uno dei quadri più emozionanti del Novecento?

Vilhelm Hammershøi in breve

Vilhelm Hammershøi (1864–1916) è il pittore danese delle stanze silenziose. Per anni ha dipinto quasi sempre lo stesso appartamento di Copenaghen: porte bianche, pareti grigie, una finestra, la luce del Nord e spesso una donna vista di spalle, sua moglie Ida. Nei suoi quadri non succede niente, eppure tutto sembra sospeso.

Pulviscolo danzante nei raggi del sole — Vilhelm Hammershøi, 1900
Pulviscolo danzante nei raggi del sole — Vilhelm Hammershøi, 1900

L'opera

Pulviscolo danzante nei raggi del sole — Vilhelm Hammershøi, 1900 · Ordrupgaard, Copenaghen

In sintesi

Vilhelm Hammershøi (1864–1916) è il pittore danese delle stanze silenziose. Per anni ha dipinto quasi sempre lo stesso appartamento di Copenaghen: porte bianche, pareti grigie, una finestra, la luce del Nord e spesso una donna vista di spalle, sua moglie Ida. Nei suoi quadri non succede niente, eppure tutto sembra sospeso. Dimenticato dopo la morte, è stato riscoperto alla fine del Novecento ed è oggi amatissimo da chi cerca nella pittura calma e mistero.

Un giovane pittore diverso

Vilhelm Hammershøi nasce a Copenaghen nel 1864, in una famiglia di commercianti benestanti. La madre lo incoraggia a disegnare fin da bambino. Studia all'Accademia di Belle Arti della città e poi con Peder Severin Krøyer, il pittore danese più celebre di quegli anni, famoso per le sue scene di spiaggia piene di sole.

Hammershøi va nella direzione opposta. Nel 1885 espone il ritratto della sorella Anna: una ragazza in abito scuro, seduta, contro uno sfondo grigio. Niente colori vivaci, niente aneddoto. Il quadro divide la critica e non vince il premio a cui era candidato. Una parte dell'ambiente artistico lo considera troppo cupo e strano, altri lo difendono con forza.

È l'inizio di una carriera da solitario. Hammershøi è timido, parla poco, ama la musica e i luoghi vuoti. Viaggia in Olanda, in Italia, a Londra e a Parigi, dove alcuni suoi dipinti vengono esposti all'Esposizione universale del 1889. Ma il suo mondo resterà piccolo e preciso: poche persone, poche stanze, pochi colori.

Strandgade 30

Nel 1891 sposa Ida Ilsted, sorella di un suo amico pittore. Nel 1898 la coppia va a vivere in un appartamento al numero 30 di Strandgade, nel vecchio quartiere di Christianshavn. Ci resteranno circa dieci anni, e quelle stanze diventeranno il soggetto di decine di quadri.

Hammershøi le dipinge in tutti i modi: vuote, con una porta socchiusa, con la luce che entra dalla finestra e si posa sul pavimento di legno. Spesso c'è Ida, quasi sempre di spalle, vestita di nero, intenta a leggere, a suonare, a fare qualcosa che non vediamo. Non conosciamo il suo volto né i suoi pensieri.

Il pittore toglie i mobili, sposta gli oggetti, semplifica. Una stufa, un tavolo, una sedia, una cornice vuota. Le porte bianche si susseguono una dietro l'altra come in un labirinto calmo. Più tardi la coppia si trasferirà in un'altra casa della stessa strada, e Hammershøi continuerà a dipingere interni fino agli ultimi anni.

La pittura del silenzio

Che cosa rende così forti questi quadri, se dentro non succede niente? Prima di tutto la luce. Hammershøi dipinge la luce bassa del Nord, che entra di lato, illumina il pulviscolo nell'aria e lascia il resto nella penombra. In un quadro del 1900, oggi a Copenaghen, la stanza è vuota: ci sono solo una finestra, i raggi del sole e la polvere che danza.

Poi il colore. La sua palette è fatta quasi solo di grigi, bianchi e neri, con qualche tono caldo spento. Le pennellate sono leggere, le superfici morbide, come viste attraverso un vetro.

Infine il punto di vista. La donna di spalle ci esclude: siamo dentro la stanza ma non possiamo entrare nella sua vita. Hammershøi guardava i maestri olandesi del Seicento, come Vermeer, che dipingevano donne alla finestra. Ma da lui manca il racconto, manca la lettera, manca la storia. Resta solo l'attesa, che ognuno riempie con quello che porta dentro.

Dimenticato e ritrovato

In vita Hammershøi è stimato da pochi ma ammirato da figure importanti. Il poeta Rainer Maria Rilke lo incontra a Copenaghen all'inizio del Novecento e pensa di dedicargli un libro. Hammershøi muore nel 1916, a cinquantun anni, di un tumore alla gola. Poco dopo, la sua pittura sembra fuori dal tempo: l'arte moderna corre verso il colore puro e l'astrazione, e il pittore delle stanze grigie viene dimenticato quasi ovunque fuori dalla Danimarca.

La riscoperta arriva alla fine del Novecento. Grandi mostre a Parigi, a New York e a Londra lo fanno conoscere a un pubblico nuovo, che lo chiama il pittore del silenzio. I suoi quadri raggiungono prezzi altissimi alle aste.

Oggi le sue stanze piacciono forse più che mai. In un mondo pieno di rumore e di immagini, Hammershøi offre il contrario: un luogo calmo, una luce che passa, una porta da cui uscire con il pensiero.

Le parole chiave

Un esempio

Pensa a una domenica mattina in casa, quando tutti dormono ancora. La luce entra di lato dalla finestra, sul pavimento si vede la polvere che gira nell'aria, si sente solo il frigorifero. Non sta succedendo niente, eppure quel momento ha qualcosa di speciale: è calmo, un po' malinconico, tuo. Hammershøi ha passato la vita a dipingere esattamente quella sensazione.

Da ricordare

Vilhelm Hammershøi e il presente

Una stanza, una finestra, una donna di spalle. Hammershøi ci lascia sulla soglia e non ci dice niente: chi sia, che cosa pensi, che cosa aspetti. Eppure non ci sentiamo esclusi. Il suo silenzio è uno spazio libero, che ognuno riempie con i propri ricordi.

Forse per questo oggi lo amiamo tanto. Viviamo circondati da immagini che vogliono dirci qualcosa, venderci qualcosa, farci reagire subito. Le sue stanze chiedono il contrario: rallentare, guardare la luce che passa, accettare che non succeda niente. Non è vuoto, è respiro. Davanti a un suo quadro impari di nuovo a stare fermo.

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