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Dadaismo

dal 1916

Perché, nel mezzo di una guerra, qualcuno ha deciso che l'arte doveva essere assurda?

Dadaismo in breve

Se la civiltà della ragione e del progresso ha prodotto un massacro, allora l'arte risponde con l'assurdo, il caso, la provocazione. Dada è antiarte: rifiuta la bellezza, il mestiere, il senso. I dadaisti usano il collage, il fotomontaggio, la poesia sonora, la performance, gli oggetti trovati.

L'opera

Karawane — Hugo Ball, 1916 · Cabaret Voltaire, Zurigo

Zurigo, 1916. In un piccolo locale chiamato Cabaret Voltaire, il poeta Hugo Ball sale sul palco con un costume di cartone e recita versi fatti solo di suoni, senza alcun significato. Il pubblico non sa se ridere o indignarsi.

Dadaismo: il contesto storico

La Svizzera neutrale è un rifugio per artisti, scrittori e disertori da tutta Europa. Intorno, la guerra uccide milioni di persone.

Al Cabaret Voltaire si ritrovano Hugo Ball, Emmy Hennings, Tristan Tzara, Hans Arp, Marcel Janco. Presto il movimento si diffonde a Berlino, Parigi, New York.

Dadaismo: l'idea centrale

Se la civiltà della ragione e del progresso ha prodotto un massacro, allora l'arte risponde con l'assurdo, il caso, la provocazione. Dada è antiarte: rifiuta la bellezza, il mestiere, il senso.

I dadaisti usano il collage, il fotomontaggio, la poesia sonora, la performance, gli oggetti trovati. Tutto ciò che può scandalizzare il pubblico borghese.

Dadaismo: le cose da sapere

Dadaismo: perché è importante

La performance, il collage, l'arte che nasce dal caso e anche un certo umorismo assurdo che troviamo online devono qualcosa a dada. È stato il primo movimento a mettere in discussione l'idea stessa di arte.

Il legame

Marcel Duchamp porta lo spirito dada alle estreme conseguenze: con i suoi ready-made dimostra che anche un oggetto qualunque può diventare arte.

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Dadaismo e il presente

Davanti al massacro della guerra, i dadaisti scelsero l'assurdo. Se la ragione aveva prodotto quell'orrore, allora l'arte poteva rispondere con poesie senza senso, collage, gesti provocatori. Era una risata amara, un rifiuto.

Qualcosa di quello spirito sopravvive nel nostro tempo, in forme che i dadaisti non avrebbero immaginato. Il meme che accosta immagini incongrue, l'ironia surreale con cui una generazione commenta crisi troppo grandi per essere affrontate di petto, il nonsense come linguaggio comune: sono anche, a loro modo, risposte a un mondo che appare insensato. Ma Dada ci ricorda una differenza importante. La sua provocazione era un atto di accusa contro una civiltà precisa, non un semplice rumore di fondo. L'assurdo ha forza critica quando sa a chi si rivolge; quando diventa abitudine, rischia di essere solo un modo elegante per non guardare.

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