Lettura · Arte
Caravaggio e la luce
1571–1610
Come può un raggio di luce cambiare la vita di un uomo seduto a contare i soldi?
Caravaggio e la luce in breve
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571–1610), è il pittore che ha portato nella pittura sacra la luce violenta e la gente comune. I suoi santi hanno i piedi sporchi e i volti delle persone di strada, illuminati da fasci di luce che emergono dal buio. La Vocazione di san Matteo, a Roma, è il suo primo grande capolavoro pubblico.

L'opera
Vocazione di san Matteo — Caravaggio, 1599–1600 · Cappella Contarelli, chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma
In sintesi
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571–1610), è il pittore che ha portato nella pittura sacra la luce violenta e la gente comune. I suoi santi hanno i piedi sporchi e i volti delle persone di strada, illuminati da fasci di luce che emergono dal buio. La Vocazione di san Matteo, a Roma, è il suo primo grande capolavoro pubblico. La sua vita fu breve e turbolenta, ma il suo modo di dipingere influenzò tutta l'Europa del Seicento.
Dalla Lombardia a Roma
Michelangelo Merisi nasce a Milano nel 1571. La famiglia è originaria di Caravaggio, un paese della pianura lombarda vicino a Bergamo: da lì viene il nome con cui lo conosciamo. Tra il 1576 e il 1577 una terribile epidemia di peste colpisce Milano, e nel 1577 il padre muore. Il ragazzo cresce tra Milano e Caravaggio.
A tredici anni entra nella bottega del pittore Simone Peterzano, a Milano. Qui conosce la tradizione della pittura lombarda, attenta alla realtà quotidiana e agli effetti di luce. Intorno al 1592 si trasferisce a Roma, allora il centro artistico più importante d'Europa.
I primi anni romani sono duri. Lavora per altri pittori, dipinge fiori e frutta, si ammala. Poi realizza piccoli quadri con ragazzi, musici, indovine, giocatori di carte, che attirano l'attenzione di un collezionista raffinato, il cardinale Francesco Maria Del Monte. Il cardinale lo ospita nel suo palazzo. È la svolta: Caravaggio entra nel giro dei grandi collezionisti di Roma. Il suo stile è già riconoscibile: un naturalismo senza abbellimenti, oggetti dipinti con precisione assoluta, frutti con le foglie secche e le mele bacate.
La Vocazione di san Matteo
Nel 1599 Caravaggio riceve il primo grande incarico pubblico: due tele per la cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma. Devono raccontare la vita di san Matteo. Le consegna nel 1600, ed è un successo e uno scandalo insieme.
Nella Vocazione di san Matteo il Vangelo racconta che Gesù vede Matteo, un esattore delle tasse, seduto al suo banco, e gli dice: seguimi. Caravaggio ambienta la scena in una stanza buia della Roma del suo tempo. Attorno a un tavolo ci sono uomini vestiti alla moda, con cappelli piumati, che contano monete.
Da destra entrano Gesù e san Pietro. Gesù tende il braccio e indica qualcuno. Il suo gesto della mano ricorda quello di Adamo nella Creazione di Michelangelo, nella Cappella Sistina. Sopra di lui, una lama di luce attraversa la stanza e colpisce i volti. Un uomo con la barba porta la mano al petto, come a chiedere: proprio io? Per tradizione è lui Matteo, anche se alcuni studiosi pensano che sia il giovane chino sulle monete, all'estremità del tavolo. Il dubbio rende la scena ancora più viva.
La luce che viene dal buio
La vera protagonista della Vocazione è la luce. Non è una luce naturale e uniforme: arriva da un punto preciso, in alto a destra, e taglia il buio in diagonale. È parallela al braccio di Gesù, come se fossero la stessa cosa. Nella cappella, la finestra reale si trova proprio da quella parte: Caravaggio fa coincidere la luce dipinta con quella vera.
Questo uso estremo del chiaroscuro diventa il suo marchio. Lo sfondo è scuro, quasi nero, e le figure emergono illuminate solo in alcune parti, come in un teatro con un unico riflettore. Ciò che è nella luce conta, ciò che resta nell'ombra scompare.
Caravaggio dipingeva direttamente sulla tela, spesso senza disegni preparatori, usando modelli veri che faceva posare nello studio. Per i santi e le Madonne sceglieva persone del popolo, a volte riconoscibili per strada. Più di una pala d'altare venne rifiutata dai committenti perché considerata poco decorosa, come la Morte della Vergine, oggi al Louvre. Ma i collezionisti più colti facevano a gara per averle.
Una vita in fuga
Caravaggio era violento e irrequieto. I documenti della polizia romana registrano risse, aggressioni, porto d'armi abusivo. Nel 1606, durante una lite, uccide un uomo, Ranuccio Tomassoni. Viene condannato a morte e deve fuggire da Roma.
Da quel momento la sua vita è una fuga. Va a Napoli, poi a Malta, dove viene accolto nell'Ordine dei cavalieri, ma dopo una nuova lite viene imprigionato ed espulso. Passa in Sicilia, a Siracusa, Messina e Palermo, poi di nuovo a Napoli. Ovunque lascia capolavori, sempre più cupi e silenziosi, come la Decollazione di san Giovanni Battista a La Valletta, l'unica opera che abbia firmato.
Nel 1610, sperando nella grazia del papa, si imbarca per tornare verso Roma. Muore a Porto Ercole, sulla costa toscana, nel luglio di quell'anno, a 38 anni. Dopo la sua morte, decine di pittori in tutta Europa, i caravaggeschi, imitano la sua luce. Poi viene in parte dimenticato, e solo nel Novecento, grazie allo storico dell'arte Roberto Longhi, torna a essere considerato uno dei più grandi.
Le parole chiave
- chiaroscuro: Il contrasto tra zone di luce e zone d'ombra in un dipinto. In Caravaggio è fortissimo: le figure emergono dal buio come colpite da un riflettore.
- naturalismo: Il modo di dipingere la realtà così com'è, senza abbellirla: volti segnati, mani ruvide, vestiti consumati.
- tela: Tessuto robusto, di solito di lino o canapa, teso su un telaio e usato come supporto per dipingere a olio.
- pala d'altare: Grande dipinto posto sopra o dietro l'altare di una chiesa.
- caravaggeschi: I pittori, italiani e stranieri, che nel Seicento imitarono lo stile di Caravaggio, soprattutto la luce e il realismo.
Un esempio
Pensa a una scena di un film o di una serie in cui un personaggio è in una stanza buia e un solo fascio di luce, da una finestra o da una porta, gli illumina il volto. Il resto è nero, e tu sai subito dove guardare e chi è importante. Molti direttori della fotografia del cinema hanno studiato apertamente Caravaggio: il suo modo di usare la luce come un riflettore teatrale è ancora oggi uno degli strumenti più forti per raccontare con le immagini.
Da ricordare
- Caravaggio (1571–1610), nato Michelangelo Merisi a Milano, prende il nome dal paese d'origine della famiglia.
- La Vocazione di san Matteo (1599–1600) si trova nella cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi, a Roma.
- Il suo marchio è il chiaroscuro: figure che emergono dal buio colpite da una luce netta.
- Usava modelli presi dalla strada e dipingeva la realtà senza abbellirla.
- Dopo un omicidio nel 1606 visse in fuga e morì a Porto Ercole nel 1610; fu riscoperto nel Novecento.
Caravaggio e la luce e il presente
In una stanza qualunque, alcuni uomini contano denaro. Nessuno aspetta niente. Poi entra una luce, e un dito che indica. Caravaggio non dipinge un miracolo spettacolare: dipinge l'istante in cui una vita ordinaria viene interrotta, e qualcuno porta la mano al petto chiedendo, incredulo, se si tratti proprio di lui.
È una scena che riconosciamo anche senza fede. Tutti, prima o poi, abbiamo vissuto un momento in cui qualcosa ci ha chiamato fuori dalla routine: un incontro, una scelta, una frase detta al momento giusto. Caravaggio ci ricorda che queste svolte non arrivano nei luoghi solenni, ma tra le monete, nella stanza buia di tutti i giorni. E ci lascia una domanda scomoda: quando la luce entra, siamo pronti ad alzare lo sguardo, o restiamo chini sul tavolo, come il giovane in fondo, a contare? Lui, che visse a lungo nel buio, sapeva quanto vale un raggio.
Per approfondire
- La cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, a ingresso libero
- La Galleria Borghese di Roma, che conserva diversi dipinti di Caravaggio
- Caravaggio, film di Derek Jarman (1986)
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