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Lettura · Opera lirica

Giuseppe Verdi

1813–1901

Perché Verdi è diventato un simbolo dell'Italia?

Giuseppe Verdi in breve

Giuseppe Verdi (1813–1901) è il più grande compositore d'opera italiano dell'Ottocento. Le sue opere raccontano passioni forti, conflitti tra padri e figli, amori impossibili, potere e libertà, con melodie che tutti ricordano. Nato in un piccolo paese vicino a Busseto, divenne una figura nazionale, legata al Risorgimento.

La traviata — Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, 1853
La traviata — Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, 1853

L'opera

La traviata — Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, 1853 · Teatro La Fenice, Venezia

In sintesi

Giuseppe Verdi (1813–1901) è il più grande compositore d'opera italiano dell'Ottocento. Le sue opere raccontano passioni forti, conflitti tra padri e figli, amori impossibili, potere e libertà, con melodie che tutti ricordano. Nato in un piccolo paese vicino a Busseto, divenne una figura nazionale, legata al Risorgimento. Capolavori come Nabucco, Rigoletto, La traviata e Aida sono ancora tra le opere più rappresentate al mondo.

Dalla campagna alla Scala

Verdi nasce nel 1813 a Le Roncole, una frazione di Busseto, in una famiglia di piccoli commercianti. Un mercante di Busseto, Antonio Barezzi, ne scopre il talento e lo aiuta a studiare.

Nel 1832 prova a entrare al Conservatorio di Milano, ma viene respinto. Oggi quel conservatorio porta il suo nome.

Tra il 1838 e il 1840 vive una tragedia: muoiono i due figli piccoli e la giovane moglie. Distrutto, pensa di abbandonare la musica. Ma nel 1842 il Teatro alla Scala mette in scena la sua opera Nabucco, ed è un successo enorme.

Va, pensiero e il Risorgimento

In Nabucco il coro degli ebrei schiavi in Babilonia canta la nostalgia della patria perduta: «Va, pensiero, sull'ali dorate». Per molti italiani diventerà il simbolo di un popolo oppresso che sogna la libertà.

Verdi diventa così una figura legata al Risorgimento. Si racconta che la scritta «Viva VERDI» sui muri fosse un messaggio in codice: Vittorio Emanuele Re D'Italia.

Gli storici oggi discutono quanto di questo legame fosse reale già all'epoca e quanto sia stato costruito dopo, quando Verdi era ormai un monumento nazionale. È certo però che fu eletto deputato nel primo Parlamento italiano, nel 1861, e poi nominato senatore.

I grandi capolavori

Tra il 1851 e il 1853 Verdi scrive tre opere famosissime, la cosiddetta trilogia popolare. Rigoletto racconta un buffone di corte e il suo amore disperato per la figlia, con l'aria «La donna è mobile». Il trovatore è un dramma di guerra e vendetta. La traviata, ambientata nella società del suo tempo, racconta l'amore tra una donna malata e giudicata dalla società e un giovane borghese.

La traviata debutta alla Fenice di Venezia nel 1853 ed è un insuccesso: un'opera così moderna e scandalosa disorienta il pubblico. Oggi è una delle più rappresentate al mondo.

Nel 1871 scrive Aida, ambientata nell'antico Egitto e rappresentata per la prima volta al Cairo.

Gli ultimi anni

Dopo Aida Verdi si ritira nella sua villa di Sant'Agata, vicino a Busseto, dove si occupa anche di agricoltura. Sembra aver chiuso con il teatro.

Ma grazie al poeta e compositore Arrigo Boito, che scrive per lui i libretti tratti da Shakespeare, torna al lavoro: Otello (1887) e, a quasi ottant'anni, Falstaff (1893), un'opera comica piena di energia.

Con i suoi soldi fonda a Milano una casa di riposo per musicisti anziani, che esiste ancora. Muore nel 1901. Quando le sue spoglie vengono trasferite in quella casa, una folla immensa riempie le strade e Arturo Toscanini dirige il coro «Va, pensiero».

Le parole chiave

Un esempio

Anche se non sei mai stato all'opera, conosci Verdi. «La donna è mobile» del Rigoletto e il brindisi «Libiamo ne' lieti calici» della Traviata compaiono in film, pubblicità e partite di calcio. La marcia trionfale dell'Aida si canta negli stadi. Verdi è riuscito a fare quello che volevano i primi inventori dell'opera: una musica che arriva a tutti.

Da ricordare

Giuseppe Verdi e il presente

Verdi è uno di quei casi in cui un artista diventa più grande del proprio lavoro e finisce per rappresentare un paese intero. Le sue melodie si cantano negli stadi, accompagnano le pubblicità, tornano nei momenti solenni della vita pubblica. Il «Va, pensiero» è diventato quasi un secondo inno, capace di commuovere anche chi non ha mai messo piede in un teatro d'opera.

Ma il segreto di questa durata non sta solo nei simboli. Sta nella capacità di Verdi di raccontare conflitti che riconosciamo ancora oggi: padri e figli che non si capiscono, il potere che schiaccia gli affetti, l'amore che si scontra con le convenzioni sociali. Sono temi che ritroviamo nelle serie televisive più seguite, nei drammi familiari, nelle cronache. C'è infine un'eredità civile, legata alla sua figura di uomo partito da un piccolo paese di campagna. Viene da chiedersi quale musica, oggi, potrebbe ancora unire un paese così diviso, e se esista ancora un linguaggio capace di parlare a tutti.

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