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Lettura · Opera lirica

Giacomo Puccini

1858–1924

Perché le opere di Puccini commuovono ancora il pubblico di tutto il mondo?

Giacomo Puccini in breve

Giacomo Puccini (1858–1924) è l'ultimo grande compositore della tradizione operistica italiana. Le sue opere, come La bohème, Tosca, Madama Butterfly e Turandot, raccontano soprattutto storie d'amore e di dolore, spesso con protagoniste femminili, con melodie memorabili e un'orchestra ricca di colori. Sono tra le opere più rappresentate al mondo e hanno influenzato molto anche la musica del cinema.

La bohème — Giacomo Puccini, 1896
La bohème — Giacomo Puccini, 1896

L'opera

La bohème — Giacomo Puccini, 1896 · Teatro Regio, Torino

In sintesi

Giacomo Puccini (1858–1924) è l'ultimo grande compositore della tradizione operistica italiana. Le sue opere, come La bohème, Tosca, Madama Butterfly e Turandot, raccontano soprattutto storie d'amore e di dolore, spesso con protagoniste femminili, con melodie memorabili e un'orchestra ricca di colori. Sono tra le opere più rappresentate al mondo e hanno influenzato molto anche la musica del cinema.

Da Lucca a Milano

Puccini nasce a Lucca nel 1858 in una famiglia di musicisti che da quattro generazioni suonano e compongono per le chiese della città. Sembra destinato a fare lo stesso.

Si racconta che da ragazzo abbia camminato fino a Pisa per assistere all'Aida di Verdi, e che da lì abbia deciso di dedicarsi all'opera.

Studia al Conservatorio di Milano e trova un sostenitore fondamentale nell'editore Giulio Ricordi. Il primo grande successo arriva nel 1893 con Manon Lescaut. Con i guadagni compra una casa a Torre del Lago, sul lago di Massaciuccoli, dove compone e va a caccia.

Bohème, Tosca, Butterfly

Nel 1896 a Torino va in scena La bohème, diretta dal giovane Arturo Toscanini: la storia di un gruppo di giovani artisti poveri a Parigi e dell'amore tra il poeta Rodolfo e la fragile Mimì.

Nel 1900 a Roma arriva Tosca, un dramma di passione, politica e violenza ambientato proprio a Roma, nel 1800.

Nel 1904 Madama Butterfly, la storia di una giovane giapponese abbandonata da un ufficiale americano, è un fiasco alla Scala. Puccini la rivede, e pochi mesi dopo a Brescia è un trionfo. Il suo segreto: personaggi in cui il pubblico si riconosce, melodie che restano in testa, un'orchestra che dipinge le atmosfere.

Un'opera quasi cinematografica

Puccini è attentissimo al teatro: sceglie con cura le storie, litiga con i librettisti finché ogni scena funziona, studia l'effetto di ogni momento.

La sua musica segue le emozioni dei personaggi istante per istante, con cambi rapidi di atmosfera, temi che ritornano, colori orchestrali particolari: campane, suoni esotici, effetti realistici.

Per questo molti studiosi considerano Puccini un anticipatore della musica per il cinema: il suo modo di accompagnare la storia con l'orchestra è simile a quello delle colonne sonore di Hollywood. È un'interpretazione diffusa, anche se il cinema ha avuto molte altre influenze.

Turandot, l'opera incompiuta

L'ultima opera di Puccini è Turandot, ambientata in una Cina da favola: una principessa crudele che fa decapitare i pretendenti che non risolvono i suoi enigmi, e un principe che li risolve tutti.

Puccini muore nel 1924 a Bruxelles, dove era andato per curare un tumore alla gola, senza riuscire a finirla. L'ultima scena viene completata dal compositore Franco Alfano.

Alla prima, alla Scala nel 1926, Toscanini si ferma nel punto in cui Puccini aveva smesso di scrivere e si rivolge al pubblico, dicendo che lì l'opera finiva, perché lì era morto il maestro. L'aria «Nessun dorma» è diventata celebre in tutto il mondo grazie a Luciano Pavarotti, soprattutto dopo i Mondiali di calcio del 1990 in Italia.

Le parole chiave

Un esempio

«Nessun dorma», con il suo «Vincerò!» finale, è forse l'aria d'opera più famosa del mondo: si sente in film, pubblicità, cerimonie sportive e talent show. È un ottimo esempio di Puccini: una melodia semplice da ricordare, che cresce piano piano fino a un culmine travolgente, pensata per far vibrare il pubblico.

Da ricordare

Giacomo Puccini e il presente

Le opere di Puccini commuovono ancora perché parlano di vite ordinarie, non di eroi. Giovani artisti squattrinati, una cantante innamorata, una ragazza che aspetta una nave all'orizzonte: personaggi che potrebbero vivere in un appartamento qualsiasi delle nostre città. Puccini aveva capito che il dolore di una persona comune può essere grande quanto quello di un re, se raccontato con abbastanza verità.

Il suo modo di costruire l'emozione ha qualcosa di cinematografico. Melodie che arrivano al momento giusto, scene che cambiano come inquadrature, tempi calcolati per stringere il cuore dello spettatore. Non è un caso che molte colonne sonore abbiano imparato da lui. Ma la sua opera ci pone anche domande nuove. Alcune delle sue storie, come Madama Butterfly, raccontano l'incontro tra Oriente e Occidente con uno sguardo che oggi riconosciamo come parziale. Ascoltarle significa anche riflettere su chi racconta chi. La commozione resta intatta, e insieme cresce la consapevolezza di ciò che ogni storia, inevitabilmente, lascia fuori.

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