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Lettura · Filosofia

Nichilismo

XIX secolo

Cosa succede quando i valori su cui si regge una società smettono di convincere?

Nichilismo in breve

Il nichilismo indica la perdita di fondamento dei valori: l'idea che niente abbia un valore assoluto o un senso dato. Nietzsche distingue un nichilismo passivo, la rassegnazione, e uno attivo, che distrugge i vecchi valori per crearne di nuovi. Nel Novecento l'esistenzialismo e l'«assurdo»

nichilismo
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L'opera

Padri e figli — Ivan Turgenev, 1862 · Mosca

Nel romanzo Padri e figli di Ivan Turgenev, del 1862, il giovane Bazarov si definisce nichilista: non si inchina davanti a nessuna autorità e non accetta nessun principio sulla fiducia. Il termine esplode nel dibattito pubblico.

Nichilismo: il contesto storico

La parola esisteva già: il filosofo tedesco Jacobi l'aveva usata alla fine del Settecento. Ma è nella Russia della seconda metà dell'Ottocento che diventa il nome di una generazione.

Intanto in tutta Europa la secolarizzazione e la scienza mettono in crisi le certezze religiose e morali tradizionali.

Nichilismo: l'idea centrale

Il nichilismo indica la perdita di fondamento dei valori: l'idea che niente abbia un valore assoluto o un senso dato.

Nietzsche distingue un nichilismo passivo, la rassegnazione, e uno attivo, che distrugge i vecchi valori per crearne di nuovi. Nel Novecento l'esistenzialismo e l'«assurdo» di Camus sono tentativi di rispondere a questa crisi.

Nichilismo: le cose da sapere

Nichilismo: perché è importante

La sensazione che «niente abbia senso», il cinismo, la crisi delle grandi narrazioni sono esperienze molto comuni oggi. Capire il nichilismo aiuta a riconoscerle e a non subirle.

Il legame

L'esistenzialismo prende sul serio il nichilismo: se nessun senso è dato in partenza, allora tocca a noi crearlo attraverso le nostre scelte.

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Nichilismo e il presente

Il nichilismo oggi raramente ha il volto cupo del ribelle ottocentesco. Somiglia piuttosto a una stanchezza educata: crediamo a tutto un po' e a niente fino in fondo. Scorriamo opinioni opposte nello stesso minuto, cambiamo convinzioni come si aggiorna un'applicazione, e il disincanto passa per maturità. Non ci manca la fede in qualcosa; ci manca il tempo per lasciarci convincere.

Eppure il vuoto non resta mai vuoto a lungo. Dove i grandi valori si ritirano, arrivano surrogati più rapidi: il successo misurabile, la forma fisica, l'indignazione del giorno, l'identità esibita. Sono piccoli assoluti a scadenza, che chiedono adesione totale e durano una stagione. Forse la domanda dell'Ottocento si è soltanto spostata. Non più «che cosa dà senso alla vita, se nulla è garantito?», ma qualcosa di più scomodo: siamo ancora capaci di dare noi un valore alle cose, senza aspettare che qualcuno ce lo consegni già pronto?

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