Lettura · Politica e istituzioni
Propaganda moderna
XX secolo
Come si convince un'intera nazione?
Propaganda moderna in breve
La propaganda moderna è l'uso sistematico dei mezzi di comunicazione di massa per orientare opinioni e comportamenti. Non si limita a mentire: seleziona, ripete, semplifica, crea nemici e simboli, lavora sulle emozioni più che sugli argomenti.

L'opera
Britons, Kitchener wants you — Alfred Leete, 1914 · Manifesto
Nel 1914 un manifesto britannico mostra Lord Kitchener, ministro della Guerra, che punta il dito verso chi guarda: il tuo paese ha bisogno di te. Qualche anno dopo l'America lo copierà con lo Zio Sam.
Propaganda moderna: il contesto storico
La Prima guerra mondiale è una guerra totale: servono milioni di soldati, lavoratori, risparmi, consenso. I governi creano uffici dedicati a orientare l'opinione pubblica.
Negli anni successivi i regimi totalitari portano la propaganda a un livello mai visto, usando radio, cinema, grandi manifestazioni.
Propaganda moderna: l'idea centrale
La propaganda moderna è l'uso sistematico dei mezzi di comunicazione di massa per orientare opinioni e comportamenti.
Non si limita a mentire: seleziona, ripete, semplifica, crea nemici e simboli, lavora sulle emozioni più che sugli argomenti.
Propaganda moderna: le cose da sapere
- Il manifesto dello Zio Sam che punta il dito, di James Montgomery Flagg, è del 1917.
- L'Istituto Luce fu fondato in Italia nel 1924 e divenne uno strumento centrale della comunicazione del regime fascista.
- Nel 1933 in Germania fu creato il ministero della Propaganda guidato da Joseph Goebbels.
Propaganda moderna: perché è importante
Disinformazione, campagne coordinate sui social, comunicazione politica emotiva: riconoscere le tecniche della propaganda è una delle competenze più utili oggi.
Il legame
George Orwell, che aveva lavorato alla propaganda di guerra della BBC, costruì in 1984 il ritratto più potente di una società governata dalla propaganda.
Propaganda moderna e il presente
La propaganda del Novecento aveva un volto riconoscibile: manifesti, cinegiornali, voci alla radio che parlavano a milioni di persone nello stesso momento. Era un megafono. Quella di oggi somiglia di più a un sussurro personalizzato. Non arriva da un unico centro, ma da mille canali che conoscono le nostre paure e le nostre preferenze, e ci raggiunge mentre crediamo di scegliere liberamente che cosa leggere.
Alcune tecniche sono rimaste identiche: il nemico semplice da odiare, lo slogan ripetuto fino a sembrare ovvio, l'emozione che scavalca il ragionamento. Ciò che è cambiato è la nostra posizione. Non siamo più soltanto il pubblico, siamo anche i ripetitori: condividiamo, rilanciamo, amplifichiamo. Ogni volta che inoltriamo un contenuto senza verificarlo, prestiamo la nostra voce a qualcuno che non conosciamo. Riconoscere la propaganda, allora, non significa solo smascherare gli altri, ma accorgersi del momento esatto in cui un messaggio ci sembra vero soltanto perché ci fa sentire dalla parte giusta.
Per approfondire
- Edward Bernays, Propaganda (1928)
- Edward S. Herman e Noam Chomsky, La fabbrica del consenso (1988)
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