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Il Partenone e l'architettura greca

447–432 a.C.

Perché un tempio costruito 2500 anni fa è ancora il modello di banche, musei e tribunali di tutto il mondo?

Il Partenone e l'architettura greca in breve

Il Partenone è il grande tempio di Atena costruito sull'Acropoli di Atene tra il 447 e il 432 a.C., nell'epoca d'oro della città guidata da Pericle. Lo progettarono gli architetti Ictino e Callicrate, mentre lo scultore Fidia diresse la decorazione. È l'esempio più compiuto dell'ordine dorico, uno dei tre «linguaggi»

Partenone — Ictino e Callicrate, con la direzione di Fidia, 447–432 a.C.
Partenone — Ictino e Callicrate, con la direzione di Fidia, 447–432 a.C.

L'opera

Partenone — Ictino e Callicrate, con la direzione di Fidia, 447–432 a.C. · Acropoli di Atene, Grecia

In sintesi

Il Partenone è il grande tempio di Atena costruito sull'Acropoli di Atene tra il 447 e il 432 a.C., nell'epoca d'oro della città guidata da Pericle. Lo progettarono gli architetti Ictino e Callicrate, mentre lo scultore Fidia diresse la decorazione. È l'esempio più compiuto dell'ordine dorico, uno dei tre «linguaggi» dell'architettura greca insieme allo ionico e al corinzio. Questi ordini, ripresi dai Romani e poi dal Rinascimento, sono arrivati fino alle facciate delle nostre città.

Atene al tempo di Pericle

A metà del V secolo a.C. Atene è la città più ricca e potente della Grecia. Ha guidato la vittoria contro i Persiani e controlla una lega di città alleate, che le versano un tributo in denaro. È anche una democrazia: le decisioni importanti le prende l'assemblea dei cittadini maschi liberi.

Il politico più influente di questi anni è Pericle. Nel 480 a.C. i Persiani avevano incendiato i templi dell'acropoli, la collina sacra della città. Pericle propone di ricostruirla in modo grandioso, usando anche il denaro della lega: una scelta che già allora fu criticata.

Nasce così un cantiere enorme, che dà lavoro a migliaia di persone: cavatori, scalpellini, carpentieri, scultori. Oltre al Partenone sorgono i Propilei, cioè l'ingresso monumentale, il piccolo tempio di Atena Nike e, più tardi, l'Eretteo. L'acropoli diventa il biglietto da visita di Atene: un messaggio di potenza, ma anche di orgoglio per la propria cultura.

Tre modi di costruire una colonna

Gli architetti greci non inventavano ogni volta forme nuove. Seguivano un ordine, cioè un sistema di regole che fissava le proporzioni tra le parti dell'edificio. Il modo più semplice per riconoscerlo è guardare il capitello.

L'ordine dorico è il più antico e il più severo. La colonna poggia direttamente sul pavimento, senza base, ed è percorsa da scanalature verticali. Il capitello è semplicissimo: una specie di cuscino rotondo sormontato da una lastra quadrata.

L'ordine ionico, nato nelle città greche dell'attuale Turchia, è più slanciato ed elegante. La colonna ha una base e il capitello si arrotola ai lati in due spirali, le volute, come un foglio di carta.

L'ordine corinzio è il più ricco e il più recente. Il capitello è avvolto da foglie di acanto, una pianta mediterranea. Secondo lo scrittore romano Vitruvio fu inventato dallo scultore Callimaco. Ad Atene il grande esempio è il tempio di Zeus Olimpio, finito solo in età romana, sotto l'imperatore Adriano.

Un tempio che sembra perfetto

Il Partenone è costruito tra il 447 e il 432 a.C. in marmo bianco del monte Pentelico, vicino ad Atene. È un tempio dorico circondato da colonne: otto sulle facciate corte e diciassette sui lati lunghi.

A prima vista sembra fatto solo di linee dritte. In realtà quasi nessuna linea è davvero dritta. Il pavimento è leggermente curvo verso l'alto al centro; le colonne si gonfiano appena a metà altezza, un accorgimento chiamato entasi, e sono un po' inclinate verso l'interno. Sono le cosiddette correzioni ottiche: piccole deformazioni pensate, secondo molti studiosi, per far apparire l'edificio più vivo e armonioso all'occhio umano.

Dentro la cella, la stanza chiusa al centro, stava la gigantesca statua di Atena Parthenos realizzata da Fidia in oro e avorio, oggi perduta. Fuori, le sculture riempivano ciascun frontone, cioè i due triangoli delle facciate, e le metope, mentre un fregio continuo, tipico dell'ordine ionico, mostrava una processione in onore della dea. Il Partenone mescola così dorico e ionico con grande libertà.

Venticinque secoli di storia

Il Partenone non è arrivato a noi intatto, e la sua storia è movimentata quasi quanto quella di Atene.

Nei secoli successivi diventa una chiesa cristiana e poi, sotto il dominio ottomano, una moschea. Nel 1687, durante una guerra tra Venezia e gli Ottomani, i turchi lo usano come deposito di polvere da sparo. Una cannonata veneziana, dell'esercito comandato da Francesco Morosini, fa esplodere tutto: il centro dell'edificio crolla.

All'inizio dell'Ottocento il diplomatico inglese Lord Elgin fa staccare e portare a Londra gran parte delle sculture rimaste. Oggi si trovano al British Museum, e la Grecia ne chiede da decenni la restituzione.

Nel 2009 ad Atene è stato aperto il nuovo Museo dell'Acropoli, con una sala vetrata da cui si vede il tempio. I restauri sul monumento sono in corso da molti anni. Molte parti mancanti del fregio e del frontone sono sostituite da calchi in attesa di un possibile ritorno degli originali. Nonostante le ferite, il Partenone resta il simbolo stesso della Grecia antica.

Le parole chiave

Un esempio

Guarda la facciata del British Museum a Londra o di molti tribunali e banche costruiti nell'Ottocento: troverai colonne, capitelli e un frontone triangolare, proprio come in un tempio greco. La Porta di Brandeburgo a Berlino, del 1791, è ispirata ai Propilei dell'acropoli di Atene. Anche negli Stati Uniti il Lincoln Memorial di Washington richiama apertamente il Partenone. Quando un edificio vuole sembrare solido, serio e degno di fiducia, ancora oggi parla il linguaggio dei Greci.

Da ricordare

Il Partenone e l'architettura greca e il presente

Ci piace credere che la bellezza del Partenone stia nella sua perfezione geometrica. Eppure, guardato da vicino, il tempio è tutto un piccolo scarto: il pavimento si inarca, le colonne si gonfiano e si piegano, gli angoli si stringono. I suoi costruttori avevano capito che ciò che appare perfetto all'occhio umano non coincide con ciò che è perfetto sulla carta, e che per sembrare dritte le cose devono essere un poco storte.

Non riguarda solo l'architettura. Viviamo circondati da superfici calcolate al millimetro, da immagini corrette e levigate, e spesso le troviamo fredde. Il Partenone ci ricorda che l'armonia non nasce dalla rigidità, ma da un ascolto attento di chi guarda. È un edificio costruito pensando a un corpo che sale una collina, alza gli occhi e si sente, per un istante, alla giusta misura del mondo. Forse è per questo che, anche in rovina, continua a sembrarci intero.

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