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La città moderna

dal 1850

Chi ha deciso come doveva essere fatta una città?

La città moderna in breve

Nell'Ottocento le città europee crescono a una velocità mai vista: milioni di persone arrivano dalle campagne per lavorare nelle fabbriche. Per renderle vivibili nasce l'urbanistica, la disciplina che progetta la città nel suo insieme. Parigi, Barcellona, Vienna vengono trasformate con grandi viali, fognature, parchi e trasporti.

Via di Parigi, giornata di pioggia — Gustave Caillebotte, 1877
Via di Parigi, giornata di pioggia — Gustave Caillebotte, 1877

L'opera

Via di Parigi, giornata di pioggia — Gustave Caillebotte, 1877 · Art Institute of Chicago

Tra il 1853 e il 1870 il prefetto Haussmann trasforma Parigi: sventra quartieri medievali, apre grandi boulevard, costruisce fognature, parchi e palazzi dalle facciate uniformi. È la città che visiti ancora oggi.

La città moderna: il contesto storico

Con la rivoluzione industriale le città crescono in modo caotico: sovraffollamento, epidemie di colera, mancanza di fognature e di luce.

Nella seconda metà dell'Ottocento nasce l'urbanistica moderna. A Barcellona Ildefons Cerdà progetta l'Eixample, l'espansione a griglia regolare.

La città moderna: l'idea centrale

La città diventa un oggetto da progettare: igiene, traffico, spazi verdi, divisione in zone. Nel Novecento i modernisti teorizzano la separazione tra abitare, lavorare, svagarsi e circolare.

Dagli anni Sessanta arrivano le critiche: la città pianificata dall'alto rischia di uccidere la vita di strada, la mescolanza, la sorpresa.

La città moderna: le cose da sapere

La città moderna: perché è importante

Il traffico che subisci, il parco dove vai, la distanza tra casa e lavoro sono il risultato di scelte urbanistiche. Idee come la «città dei 15 minuti» sono l'ultima puntata di questo dibattito.

Il legame

La città moderna, con i suoi tram, le luci elettriche e il traffico, è il soggetto prediletto dei futuristi: per loro rappresenta l'energia del nuovo secolo.

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In sintesi

Nell'Ottocento le città europee crescono a una velocità mai vista: milioni di persone arrivano dalle campagne per lavorare nelle fabbriche. Per renderle vivibili nasce l'urbanistica, la disciplina che progetta la città nel suo insieme. Parigi, Barcellona, Vienna vengono trasformate con grandi viali, fognature, parchi e trasporti. Molte delle città in cui viviamo oggi sono il risultato di quelle scelte.

Città che scoppiano

Nel 1800 Londra ha circa un milione di abitanti. Cento anni dopo supera i sei milioni. Succede qualcosa di simile, in proporzioni diverse, in molte città europee.

Le persone arrivano dalle campagne per lavorare nelle fabbriche, ma le città non sono pronte. Si vive ammassati in case piccole e buie, in vicoli stretti, spesso senza acqua corrente e senza fognature. I rifiuti finiscono nelle strade e nei fiumi.

In queste condizioni le epidemie si diffondono facilmente. Il colera colpisce più volte le città europee durante l'Ottocento.

Una scoperta decisiva

Nel 1854 a Londra scoppia un'epidemia di colera nel quartiere di Soho. Il medico John Snow segna su una mappa le case dei malati e si accorge che sono concentrate intorno a una fontana pubblica, la pompa di Broad Street.

Fa togliere la maniglia della pompa, e i nuovi casi diminuiscono. È una delle prove che il colera si trasmette con l'acqua contaminata, non con l'«aria cattiva» come si credeva.

Da scoperte come questa nasce la convinzione che per salvare vite servano acquedotti, fognature e spazi aperti. L'igiene pubblica diventa una priorità politica.

La Parigi di Haussmann

Tra il 1853 e il 1870, su incarico dell'imperatore Napoleone III, il prefetto Georges-Eugène Haussmann trasforma Parigi. È uno dei più grandi cantieri urbani della storia.

Vengono demoliti interi quartieri medievali e aperti grandi boulevard rettilinei. Si costruiscono centinaia di chilometri di fognature, nuovi acquedotti, parchi come il Bois de Boulogne, stazioni, mercati, l'Opéra. Lungo i viali sorgono palazzi con facciate uniformi, della stessa altezza.

Il costo sociale è alto: decine di migliaia di persone povere vengono espulse dal centro e spinte verso la periferia. Si discute anche se i grandi viali servissero a rendere più difficili le barricate: fu probabilmente uno dei motivi, ma non il principale.

Altri modelli in Europa e oltre

Ogni grande città trova la sua soluzione.

A Barcellona, dal 1859, l'ingegnere Ildefons Cerdà progetta l'Eixample, un'espansione a griglia regolare con gli angoli degli isolati smussati, per dare più luce e spazio agli incroci.

A Vienna, al posto delle vecchie mura, nasce la Ringstrasse, un grande viale ad anello con i nuovi palazzi pubblici. A New York, nel 1858, Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux progettano Central Park, un enorme parco nel cuore della città.

A Milano viene costruita la Galleria Vittorio Emanuele II (1865–1877), un passaggio coperto in vetro e ferro che collega piazza del Duomo e piazza della Scala.

Il Novecento: la città funzionale

Nel Novecento gli architetti modernisti, tra cui Le Corbusier, propongono una città radicalmente nuova: alti edifici immersi nel verde, grandi strade per le automobili, e soprattutto zone separate per abitare, lavorare, svagarsi. Queste idee sono raccolte nella Carta di Atene, nata da un congresso di architetti del 1933.

Dopo la Seconda guerra mondiale, in molti paesi si costruiscono in fretta grandi quartieri popolari in periferia, spesso ispirati a questo modello.

Nel 1961 la giornalista americana Jane Jacobs pubblica Vita e morte delle grandi città. Critica duramente questa urbanistica: per lei la vita di una città nasce dalla mescolanza, dai marciapiedi pieni di gente, dai negozi sotto casa, dagli «occhi sulla strada» che rendono un quartiere sicuro.

Le città di oggi

Il dibattito di oggi riprende molte idee di Jacobs. Si parla di «città dei quindici minuti», in cui ciascuno trova a breve distanza casa, lavoro, scuola, negozi e servizi. Si pedonalizzano i centri, si costruiscono piste ciclabili, si recuperano vecchie aree industriali.

Ma nascono anche nuovi problemi. Quando un quartiere viene rinnovato e diventa di moda, gli affitti salgono e chi ci abitava prima deve spesso andarsene: è la gentrificazione.

La domanda di fondo resta quella dell'Ottocento: chi decide come deve essere fatta una città, e per chi?

Le parole chiave

Un esempio

Se cammini per un viale largo e alberato del centro di una grande città italiana, con palazzi alti tutti allineati, è molto probabile che tu stia attraversando un pezzo di Ottocento progettato sul modello di Parigi. Anche il fatto che dal rubinetto esca acqua potabile e che le acque sporche finiscano in una fognatura è una conquista di quegli anni.

Da ricordare

La città moderna e il presente

La città moderna è stata progettata per risolvere problemi enormi: l'igiene, il traffico, il sovraffollamento. Boulevard, fognature e parchi hanno salvato vite, ma hanno anche cambiato chi poteva abitare dove, spingendo i più poveri sempre più lontano dal centro.

Quella tensione è ancora la nostra. Nelle città europee si discute di quartieri trasformati dagli affitti brevi, di centri storici che si svuotano di residenti, di periferie collegate male. L'idea di separare le funzioni, qui si lavora, là si dorme, altrove si compra, ha prodotto distanze e automobili. Oggi si torna a parlare di quartieri in cui tutto sia raggiungibile a piedi, e la difesa della strada viva, mescolata e imprevedibile, sembra di nuovo convincente. Resta aperta una domanda: chi decide come deve essere fatta una città? E quanto contano, in quella decisione, le persone che la abitano ogni giorno?

Per approfondire

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