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Lettura · Architettura

Le Corbusier

1887–1965

Una casa può essere una macchina per abitare?

Le Corbusier in breve

Nel 1927 Le Corbusier fissa i «cinque punti» di una nuova architettura: pilotis che sollevano l'edificio, tetto giardino, pianta libera, finestra a nastro, facciata libera. Più tardi elabora il Modulor, un sistema di misure basato sulle proporzioni del corpo umano, e immagina città radicalmente nuove.

Villa Savoye — Le Corbusier, 1928–31
Villa Savoye — Le Corbusier, 1928–31

L'opera

Villa Savoye — Le Corbusier, 1928–31 · Poissy, Francia

Nel 1923, nel libro Verso un'architettura, Le Corbusier scrive che la casa è una macchina per abitare. Una frase che ancora oggi divide architetti e abitanti.

Le Corbusier: il contesto storico

Charles-Édouard Jeanneret, nato in Svizzera nel 1887, adotta a Parigi lo pseudonimo Le Corbusier. È pittore, teorico, architetto, urbanista.

Ammira le navi, gli aerei, le automobili: oggetti progettati senza decorazioni, solo in base alla loro funzione. Il cemento armato gli permette di liberare la pianta degli edifici.

Le Corbusier: l'idea centrale

Nel 1927 Le Corbusier fissa i «cinque punti» di una nuova architettura: pilotis che sollevano l'edificio, tetto giardino, pianta libera, finestra a nastro, facciata libera.

Più tardi elabora il Modulor, un sistema di misure basato sulle proporzioni del corpo umano, e immagina città radicalmente nuove.

Le Corbusier: le cose da sapere

Le Corbusier: perché è importante

Gran parte dell'edilizia residenziale del dopoguerra, nel bene e nel male, deve qualcosa a Le Corbusier. Anche molte critiche ai quartieri dormitorio partono dalle sue idee.

Il legame

Le Corbusier non si limitò a progettare case: immaginò città intere, con grattacieli, grandi spazi verdi e funzioni separate. Le sue idee influenzarono profondamente l'urbanistica del Novecento.

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Le Corbusier e il presente

Le Corbusier ha immaginato la casa come una macchina per abitare: efficiente, luminosa, razionale, costruita su misura del corpo umano. È una definizione che ancora divide, perché contiene insieme una promessa e una minaccia.

La promessa la vediamo nelle finestre ampie, nelle piante libere, negli spazi aperti che molti di noi considerano la forma naturale di un appartamento moderno. La minaccia emerge nei quartieri del dopoguerra costruiti in fretta, dove la razionalità è diventata ripetizione e l'idea di una città ordinata dall'alto ha dimenticato la vita minuta delle strade. Oggi parliamo di case intelligenti, di sensori e automazioni, e quella metafora torna con una nuova concretezza. Ma una casa non è solo un dispositivo che funziona bene. È il luogo dei gesti imprevisti, dei ricordi, delle abitudini storte. Forse la vera domanda è quanto spazio lasciamo, nei progetti, a ciò che non si può misurare.

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