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Società di massa

dal 1880

Cosa cambia quando milioni di persone leggono, vedono e comprano le stesse cose?

Società di massa in breve

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento nasce la società di massa. Per la prima volta milioni di persone leggono gli stessi giornali, comprano gli stessi prodotti, vanno agli stessi spettacoli e partecipano alla politica con il voto. È il mondo in cui viviamo ancora oggi, con i suoi vantaggi, come l'accesso di tutti a informazione e cultura, e i suoi rischi, come l'omologazione e la manipolazione.

Psicologia delle folle — Gustave Le Bon, 1895
Psicologia delle folle — Gustave Le Bon, 1895

L'opera

Psicologia delle folle — Gustave Le Bon, 1895 · Félix Alcan, Parigi

Nel 1896 nasce a Londra il Daily Mail. Costa mezzo penny e intorno al 1900 vende quasi un milione di copie al giorno. Per la prima volta un solo giornale entra nelle case di milioni di persone.

Società di massa: il contesto storico

A fine Ottocento si sommano molti cambiamenti: istruzione obbligatoria e alfabetizzazione, crescita delle città, ferrovie, salari più alti, più tempo libero.

Nascono i grandi magazzini, i giornali popolari, lo sport come spettacolo, il cinema.

Società di massa: l'idea centrale

Per la prima volta milioni di persone condividono gli stessi media, gli stessi prodotti, gli stessi svaghi. Nascono il pubblico, il consumatore e l'elettore di massa.

Intellettuali e filosofi si dividono: c'è chi vede nella società di massa una minaccia alla cultura e all'individuo, chi una democratizzazione senza precedenti.

Società di massa: le cose da sapere

Società di massa: perché è importante

I social network, gli algoritmi di raccomandazione, la polarizzazione dell'opinione pubblica sono il capitolo più recente della società di massa.

Il legame

Un pubblico di massa ha bisogno di un linguaggio per essere raggiunto. La pubblicità moderna nasce proprio per parlare a milioni di persone contemporaneamente.

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In sintesi

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento nasce la società di massa. Per la prima volta milioni di persone leggono gli stessi giornali, comprano gli stessi prodotti, vanno agli stessi spettacoli e partecipano alla politica con il voto. È il mondo in cui viviamo ancora oggi, con i suoi vantaggi, come l'accesso di tutti a informazione e cultura, e i suoi rischi, come l'omologazione e la manipolazione.

Gli ingredienti

La società di massa nasce dall'incrocio di molti cambiamenti.

L'industria produce merci in grande quantità e a prezzi più bassi. Le città concentrano milioni di persone. La scuola diventa obbligatoria: in Italia lo stabiliscono la legge Casati (1859) e poi la legge Coppino (1877), e lentamente sempre più persone imparano a leggere.

Le ferrovie e poi il telegrafo collegano i territori. I salari, pur bassi, aumentano, e una parte della popolazione comincia ad avere un po' di tempo libero e qualche soldo da spendere.

Leggere tutti le stesse notizie

Le nuove macchine da stampa, come la rotativa, permettono di stampare migliaia di copie all'ora a basso costo. Nascono i giornali popolari.

Nel 1876 nasce a Milano il Corriere della Sera. Nel 1896 a Londra il Daily Mail costa mezzo penny e in pochi anni arriva a vendere quasi un milione di copie al giorno.

Per la prima volta un'intera nazione può leggere la stessa notizia la mattina stessa. È un potere enorme: chi controlla i giornali può influenzare ciò che milioni di persone pensano.

Comprare e divertirsi

Nelle grandi città aprono i grandi magazzini, enormi negozi con prezzi fissi e reparti diversi: a Parigi Le Bon Marché, a Milano i magazzini che nel 1917 prenderanno il nome La Rinascente, scelto da Gabriele D'Annunzio. Per attirare i clienti si sviluppa la pubblicità.

Nasce lo sport come spettacolo di massa: il Tour de France parte nel 1903, il Giro d'Italia nel 1909, organizzato dalla Gazzetta dello Sport per vendere più copie.

Nel 1895 nasce il cinema, negli anni Venti la radio. Il tempo libero diventa un'esperienza condivisa da milioni di persone.

Votare tutti: la politica di massa

Tra Ottocento e Novecento il diritto di voto si allarga, prima agli uomini di tutte le classi, poi, dopo lunghe lotte, alle donne.

Cambia il modo di fare politica. Nascono i partiti di massa, con milioni di iscritti, sezioni in ogni quartiere, giornali propri. Nascono i sindacati. I leader parlano alle folle nei comizi.

È una grande conquista democratica, ma ha anche un lato oscuro. Nel Novecento i regimi totalitari, come il fascismo e il nazismo, useranno proprio gli strumenti della società di massa, cioè giornali, radio, cinema e grandi raduni, per ottenere e controllare il consenso.

Gli intellettuali si dividono

La società di massa spaventa molti pensatori.

Nel 1895 il francese Gustave Le Bon, in Psicologia delle folle, sostiene che le persone in gruppo perdono la capacità di ragionare e diventano facilmente manipolabili. Nel 1930 lo spagnolo Ortega y Gasset parla di «ribellione delle masse».

Negli anni Quaranta i filosofi Max Horkheimer e Theodor Adorno criticano l'«industria culturale», che secondo loro rende tutti uguali e passivi.

Nel 1964 Umberto Eco, in Apocalittici e integrati, propone una via diversa. Da una parte ci sono gli «apocalittici», che vedono nella cultura di massa solo decadenza; dall'altra gli «integrati», che la accettano senza spirito critico. Per Eco bisogna invece studiarla seriamente, senza pregiudizi.

La massa oggi

Oggi la società di massa ha cambiato forma. Con i social network e gli algoritmi, ciascuno riceve contenuti scelti apposta per lui, in base a ciò che ha già visto e cliccato.

Sembra il contrario della massa, perché ognuno ha il suo flusso personale. Ma milioni di persone continuano a vedere le stesse tendenze, gli stessi video virali, gli stessi personaggi.

Le vecchie domande restano attuali: quanto delle nostre opinioni e dei nostri gusti è davvero nostro? E chi ha il potere di decidere che cosa vediamo?

Le parole chiave

Un esempio

Quando una canzone diventa un tormentone e la senti ovunque, alla radio, al supermercato, nei video sui social, stai vivendo un tipico fenomeno di massa: milioni di persone esposte allo stesso contenuto nello stesso momento. Un secolo e mezzo fa una cosa del genere era impossibile.

Da ricordare

Società di massa e il presente

La società di massa ha portato milioni di persone dentro la storia: a leggere, votare, viaggiare, consumare cose un tempo riservate a pochi. È una conquista che spesso diamo per scontata, e che vale la pena ricordare prima di ogni critica.

Ma quel mondo condiviso ha anche mostrato il suo lato oscuro, quando i regimi del Novecento hanno usato giornali, radio e piazze per orientare le masse. Oggi la situazione è insieme diversa e familiare. Non leggiamo più tutti lo stesso giornale; ciascuno riceve un flusso costruito su misura da algoritmi che conoscono i nostri gusti. Sembra il contrario dell'omologazione, eppure finiamo spesso per pensare in gruppi chiusi, ascoltando solo chi ci somiglia. La massa non è scomparsa, si è frammentata in tante folle invisibili. Forse la sfida è capire come restare individui senza perdere uno spazio comune in cui discutere.

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