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La musica elettronica

dal 1948

Si può fare musica senza strumenti tradizionali?

La musica elettronica in breve

La musica elettronica è la musica creata con apparecchi elettrici ed elettronici invece che, o insieme a, strumenti tradizionali. Nasce nei laboratori del dopoguerra, dove compositori sperimentali manipolano nastri e onde sonore. Con il sintetizzatore e poi il computer diventa popolare: dai Kraftwerk alla disco di Giorgio Moroder, dalla techno di Detroit alla musica che oggi chiunque può produrre a casa.

I Feel Love — Donna Summer e Giorgio Moroder, 1977
I Feel Love — Donna Summer e Giorgio Moroder, 1977

L'opera

I Feel Love — Donna Summer e Giorgio Moroder, 1977 · Casablanca Records

In sintesi

La musica elettronica è la musica creata con apparecchi elettrici ed elettronici invece che, o insieme a, strumenti tradizionali. Nasce nei laboratori del dopoguerra, dove compositori sperimentali manipolano nastri e onde sonore. Con il sintetizzatore e poi il computer diventa popolare: dai Kraftwerk alla disco di Giorgio Moroder, dalla techno di Detroit alla musica che oggi chiunque può produrre a casa.

I laboratori del suono

Già negli anni Venti esistono i primi strumenti elettronici, come il theremin, che si suona muovendo le mani nell'aria senza toccarlo.

Ma la vera nascita della musica elettronica avviene dopo la Seconda guerra mondiale, nelle radio pubbliche europee, che hanno registratori a nastro e tecnici esperti.

A Parigi, nel 1948, Pierre Schaeffer inventa la musica concreta: registra rumori, come treni o pentole, e li monta su nastro. A Colonia, negli studi della radio tedesca, Karlheinz Stockhausen compone con suoni generati elettronicamente. A Milano, nel 1955, Luciano Berio e Bruno Maderna fondano lo Studio di fonologia della RAI, uno dei più importanti d'Europa.

Il sintetizzatore

Negli anni Sessanta l'ingegnere americano Robert Moog costruisce sintetizzatori modulari: armadi pieni di manopole e cavi che generano e modellano i suoni.

Nel 1968 Wendy Carlos pubblica Switched-On Bach, musica di Bach suonata interamente con il Moog. Il disco vende moltissimo e mostra al grande pubblico che il sintetizzatore è un vero strumento musicale.

Negli anni Settanta i sintetizzatori diventano più piccoli ed economici e entrano nelle band rock e pop.

Macchine che fanno ballare

In Germania, a Düsseldorf, il gruppo Kraftwerk costruisce una musica fatta quasi solo di macchine, con voci robotiche e ritmi regolari. Il loro album Autobahn (1974) influenzerà intere generazioni.

Nel 1977 il produttore italiano Giorgio Moroder, nato in Val Gardena, crea con la cantante Donna Summer I Feel Love: una base costruita quasi interamente con il sintetizzatore. È un brano che cambia la musica da ballo.

Negli anni Ottanta, a Chicago, nasce la house; a Detroit, la techno, inventata da giovani musicisti afroamericani con drum machine e sintetizzatori economici.

La musica nel computer

Dagli anni Novanta il computer diventa uno studio di registrazione completo. Con un programma e un paio di cuffie si possono comporre, registrare e produrre brani interi, usando sintetizzatori virtuali e campioni.

Il campionamento cambia anche il modo di fare musica: l'hip hop, per esempio, è costruito spesso su frammenti di vecchi dischi soul e funk.

Oggi quasi tutta la musica pop passa in qualche modo dall'elettronica, anche quella che sembra suonata con strumenti tradizionali. Le domande dei pionieri sono ancora attuali: che cos'è un suono musicale? E chi è l'autore, quando la macchina fa una parte del lavoro?

Le parole chiave

Un esempio

Quando ascolti una canzone pop alla radio, la batteria che senti spesso non è suonata da un batterista, ma programmata al computer. Anche la voce può essere corretta in tempo reale da un software che la porta sulla nota giusta, a volte in modo così evidente da diventare un effetto, come nella canzone Believe di Cher (1998).

Da ricordare

La musica elettronica e il presente

Ciò che nei laboratori del dopoguerra era sperimentazione per pochi è diventato il suono più ordinario del nostro tempo. La musica elettronica è nei locali, nella pubblicità, nelle colonne sonore, nelle suonerie, e soprattutto nelle stanze di milioni di ragazzi che compongono con un computer portatile. Per produrre un brano non servono più un'orchestra o uno studio costoso: bastano un programma, delle cuffie e un'idea.

Questa democratizzazione ha cambiato il rapporto tra chi crea e chi ascolta. Chiunque può diventare autore, e i confini tra musicista, produttore e ingegnere del suono si sono fatti sottili. Ma porta con sé anche nuove domande. Quando gli strumenti possono generare quasi tutto da soli, e oggi perfino suggerire una melodia, che cosa resta del gesto umano? Forse la risposta sta proprio nell'origine di questa musica: nei pionieri che manipolavano nastri e onde non per sostituire l'uomo, ma per allargare il campo di ciò che si può ascoltare. La macchina non decide il senso, lo amplifica.

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