Capolavoro
Mosaico di Alessandro
Artista romano da un originale greco, 100 a.C. circa
Due re si guardano negli occhi nel caos di una battaglia, fatta di più di un milione di sassolini colorati.
Mosaico di Alessandro in breve
Due re si guardano negli occhi nel caos di una battaglia, fatta di più di un milione di sassolini colorati. Il mosaico di Alessandro è una delle immagini più importanti che ci siano arrivate dal mondo antico, perché ci restituisce l'eco della grande pittura greca, quasi tutta perduta. Mostra che già duemila anni fa gli artisti sapevano rendere il movimento, lo scorcio dei cavalli, le emozioni sui volti, la profondità dello spazio.

- Autore: Artista romano da un originale greco
- Anno: 100 a.C. circa
- Tecnica: Mosaico, 313 × 582 cm, oltre un milione di tessere
- Dove si trova: Museo Archeologico Nazionale, Napoli
Mosaico di Alessandro: che cosa rappresenta
Pompei, circa un secolo prima di Cristo. In una delle case più grandi e ricche della città, la Casa del Fauno, il pavimento di una sala viene decorato con un mosaico enorme: quasi sei metri per tre, composto da più di un milione di minuscole tessere di pietra colorata, ciascuna di pochi millimetri.
Il soggetto non è romano ma greco. È lo scontro tra Alessandro Magno e il re persiano Dario III, probabilmente la battaglia di Isso del 333 a.C. Gli studiosi pensano che il mosaico copi un famoso dipinto greco, oggi perduto, realizzato poco dopo i fatti. Il padrone di casa voleva mostrare la sua cultura e il suo amore per il mondo greco. Il mosaico resta sepolto sotto la cenere del Vesuvio dal 79 d.C. e viene ritrovato nel 1831. Poco dopo è trasferito a Napoli, dove si trova ancora.
Mosaico di Alessandro: i dettagli da guardare
1. Alessandro
A sinistra Alessandro avanza a cavallo, a testa scoperta, i capelli scompigliati, gli occhi spalancati fissi sul nemico. Non porta l'elmo: è il ritratto di un giovane re che si getta nella mischia. Sulla corazza si intravede il volto della Medusa, simbolo di protezione.
2. Dario in fuga
Sul carro, più in alto di tutti, Dario si volta indietro e tende il braccio verso Alessandro, mentre il suo cocchiere frusta i cavalli per fuggire. Il suo volto mostra paura e sgomento. È il momento esatto in cui la battaglia è persa.
3. Il volto nello scudo
In basso, sotto il carro, un soldato persiano caduto si vede riflesso in uno scudo lucido. È un dettaglio di virtuosismo incredibile: un riflesso fatto con pietre. L'artista voleva mostrare quanto il mosaico potesse imitare la pittura.
4. La foresta di lance
In alto a destra le lunghe lance dei persiani si incrociano contro il cielo. Molte sono inclinate, come se l'esercito stesse già voltando le spalle. Bastano poche linee per raccontare il ritmo di una battaglia.
5. La grande lacuna
In alto a sinistra una vasta parte del mosaico è andata perduta. Già nell'antichità era stato riparato. Da quel vuoto si capisce quanto sia stato fortunato tutto il resto a sopravvivere a un'eruzione e a quasi duemila anni.
Mosaico di Alessandro: il significato
Il mosaico di Alessandro è una delle immagini più importanti che ci siano arrivate dal mondo antico, perché ci restituisce l'eco della grande pittura greca, quasi tutta perduta. Mostra che già duemila anni fa gli artisti sapevano rendere il movimento, lo scorcio dei cavalli, le emozioni sui volti, la profondità dello spazio. Ed è il ritratto più famoso di Alessandro Magno, l'uomo che da giovanissimo conquistò un impero dalla Grecia all'India. Guardarlo da vicino significa capire che ogni sassolino è stato scelto e posato a mano, uno dopo l'altro.
Mosaico di Alessandro: dove si trova
Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Una copia moderna si trova nella Casa del Fauno, a Pompei, nel punto in cui fu scoperto l'originale.
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