Lettura · Antropologia
Lévi-Strauss e lo strutturalismo
1908–2009
Cosa hanno in comune un mito amazzonico e il nostro modo di pensare?
Lévi-Strauss e lo strutturalismo in breve
Per Lévi-Strauss le culture sono sistemi di relazioni, come le lingue. Miti, regole di parentela, modi di cucinare seguono strutture profonde comuni a tutto il pensiero umano. Il «pensiero selvaggio»
L'opera
Tristi tropici — Claude Lévi-Strauss, 1955 · Plon, Parigi
Negli anni Trenta un giovane professore francese insegna a San Paolo del Brasile e parte per spedizioni tra i popoli indigeni dell'interno. Ne nascerà un libro che si apre con una frase spiazzante: «Odio i viaggi e gli esploratori».
Lévi-Strauss e lo strutturalismo: il contesto storico
Claude Lévi-Strauss si forma in filosofia, ma si dedica all'antropologia. Durante la Seconda guerra mondiale si rifugia a New York, dove incontra il linguista Roman Jakobson.
Dalla linguistica strutturale prende un'idea decisiva: ciò che conta non sono i singoli elementi, ma le relazioni tra di essi.
Lévi-Strauss e lo strutturalismo: l'idea centrale
Per Lévi-Strauss le culture sono sistemi di relazioni, come le lingue. Miti, regole di parentela, modi di cucinare seguono strutture profonde comuni a tutto il pensiero umano.
Il «pensiero selvaggio» non è inferiore a quello scientifico: è un altro modo, altrettanto rigoroso, di ordinare il mondo.
Lévi-Strauss e lo strutturalismo: le cose da sapere
- Le strutture elementari della parentela è del 1949; Tristi tropici del 1955.
- Il pensiero selvaggio fu pubblicato nel 1962; Il crudo e il cotto, primo volume delle Mitologiche, nel 1964.
- Lo strutturalismo è stato criticato per aver trascurato la storia e il cambiamento delle società.
Lévi-Strauss e lo strutturalismo: perché è importante
Lévi-Strauss ha contribuito a smontare l'idea che esistano culture «primitive» e culture «evolute». E il suo metodo ha influenzato critica letteraria, semiotica, filosofia.
Il legame
Lo strutturalismo di Lévi-Strauss ispira Roland Barthes, che applica lo stesso sguardo non ai miti amazzonici, ma alla pubblicità, alla moda e alla cultura di massa francese.
Lévi-Strauss e lo strutturalismo e il presente
Lévi-Strauss ci ha insegnato a diffidare della parola «primitivo». Dietro miti che sembravano bizzarri, scopriva un pensiero rigoroso, fatto di opposizioni e corrispondenze, non meno logico del nostro. Questo sguardo conta ancora in un mondo dove le culture si incontrano ogni giorno, nelle città, nelle scuole, sugli schermi, e dove la tentazione di gerarchizzarle non è affatto scomparsa.
Ma il suo sguardo ci restituisce anche un'immagine inattesa di noi stessi. Anche le nostre società vivono di miti: racconti che oppongono natura e tecnologia, purezza e contaminazione, noi e loro. Li ritroviamo nelle serie televisive, nelle campagne elettorali, nelle narrazioni sul cibo naturale o sul progresso. Cambiano i costumi, non le strutture profonde con cui ordiniamo il caos. Forse l'eredità più preziosa dello strutturalismo è questa: guardare la nostra cultura con lo stesso stupore paziente con cui guardiamo quella degli altri, come se fossimo noi, per una volta, i popoli lontani da comprendere.
Per approfondire
- Claude Lévi-Strauss, Tristi tropici (1955)
- Claude Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto (1964)