Lettura · Fotografia
Fotografia
dal 1839
Cosa resta da fare alla pittura quando una macchina sa copiare la realtà?
Fotografia in breve
Per la prima volta un'immagine nasce dalla luce e da una macchina, non dalla mano. Questo cambia il valore del ritratto, del documento, della memoria familiare. E pone una domanda nuova alla pittura: se una macchina può registrare l'aspetto delle cose, che cosa resta da fare a chi dipinge?

L'opera
Boulevard du Temple — Louis Daguerre, 1838 · Dagherrotipo
Nel 1839, a Parigi, viene presentato un procedimento che fissa un'immagine su una lastra d'argento. Secondo un aneddoto molto citato, un pittore avrebbe commentato che da quel giorno la pittura era morta.
Fotografia: il contesto storico
Per secoli artisti e scienziati avevano usato la camera oscura per proiettare immagini, senza riuscire a fissarle. Nell'Ottocento chimica e ottica fanno il passo decisivo.
Nicéphore Niépce ottiene una delle prime immagini permanenti negli anni Venti dell'Ottocento. Louis Daguerre perfeziona il procedimento: il dagherrotipo. In Inghilterra William Henry Fox Talbot inventa il sistema negativo-positivo.
Fotografia: l'idea centrale
Per la prima volta un'immagine nasce dalla luce e da una macchina, non dalla mano. Questo cambia il valore del ritratto, del documento, della memoria familiare.
E pone una domanda nuova alla pittura: se una macchina può registrare l'aspetto delle cose, che cosa resta da fare a chi dipinge?
Fotografia: le cose da sapere
- Il dagherrotipo fu presentato pubblicamente all'Accademia delle Scienze di Parigi nel 1839.
- Il sistema negativo-positivo di Talbot permetteva di stampare più copie dalla stessa immagine, a differenza del dagherrotipo, che era un pezzo unico.
- Nel 1888 la Kodak lanciò una fotocamera semplice da usare: si scattava e l'azienda sviluppava. La fotografia diventava un'abitudine di massa.
Fotografia: perché è importante
Ogni giorno produciamo e guardiamo migliaia di fotografie. Molte domande che ci facciamo oggi, se un'immagine sia una prova, se mostri la realtà o una scelta sulla realtà, nascono con quelle prime lastre d'argento.
Il legame
Scomponendo il movimento in istanti, la fotografia prepara il cinema. Gli scatti in sequenza di Eadweard Muybridge sul cavallo al galoppo, del 1878, sono una tappa decisiva di questa strada.
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Fotografia e il presente
Quando la fotografia è nata, sembrava promettere la fine del dubbio: finalmente un'immagine che non mente, perché a farla è la luce e non la mano. Quasi due secoli dopo, quella promessa si è rovesciata. Ritocchiamo i volti con un dito, scegliamo filtri che correggono la pelle e il cielo, e da poco possiamo generare fotografie di luoghi mai esistiti e di persone mai nate.
Ci ritroviamo così davanti alla stessa domanda che un tempo inquietava i pittori, ma spostata su di noi. Se una macchina sa produrre qualsiasi immagine, che cosa resta da fare a chi guarda? Forse imparare di nuovo a chiedersi da dove viene ciò che vediamo, chi l'ha scelto, che cosa lascia fuori. La fotografia non ci ha mai dato la verità, ma un punto di vista. Ricordarlo, ogni volta che scorriamo uno schermo, è già un modo di vedere meglio.
Per approfondire
- Susan Sontag, Sulla fotografia (1977)
- Roland Barthes, La camera chiara (1980)
- Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936)