Lettura · Design
Design italiano
1950–1980
Perché nel dopoguerra l'Italia è diventata una patria del design?
Design italiano in breve
Il design italiano nasce dall'incontro tra architetti-designer e imprenditori spesso di famiglia, disposti a sperimentare. Il risultato è un design che unisce funzionalità, ironia ed eleganza. Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Marco Zanuso, Ettore Sottsass sono alcuni dei protagonisti.
L'opera
Lampada Arco — Achille e Pier Giacomo Castiglioni, 1962 · Flos
Nel 1954 nasce a Milano il Compasso d'Oro, il primo premio italiano per il design industriale, su idea di Gio Ponti e con il sostegno della Rinascente.
Design italiano: il contesto storico
Nel dopoguerra l'Italia deve ricostruirsi. Ha un tessuto di piccole imprese artigiane, soprattutto in Brianza, e architetti formati nel razionalismo degli anni Trenta.
Nascono nuovi materiali, come le plastiche, e aziende che puntano sulla qualità del progetto: Kartell, Cassina, Flos, Artemide.
Design italiano: l'idea centrale
Il design italiano nasce dall'incontro tra architetti-designer e imprenditori spesso di famiglia, disposti a sperimentare.
Il risultato è un design che unisce funzionalità, ironia ed eleganza. Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Marco Zanuso, Ettore Sottsass sono alcuni dei protagonisti.
Design italiano: le cose da sapere
- La lampada Arco dei fratelli Castiglioni, prodotta da Flos, è del 1962.
- Nel 1972 il MoMA di New York dedicò al design italiano la mostra Italy: The New Domestic Landscape.
- Il gruppo Memphis, fondato a Milano nel 1981 da Ettore Sottsass, ruppe con la sobrietà del design moderno con colori e forme provocatorie.
Design italiano: perché è importante
Il Salone del Mobile, il prestigio del «made in Italy» nell'arredamento e nell'illuminazione, le scuole di design milanesi sono eredità diretta di questa storia.
Il legame
Olivetti fu una delle aziende che più contribuirono a definire il design italiano, facendo della qualità del progetto un valore d'impresa.
Design italiano e il presente
Il design italiano del dopoguerra è nato da una scarsità trasformata in invenzione. Pochi mezzi, molte botteghe artigiane, architetti che progettavano dal cucchiaio alla città e industriali disposti a rischiare su un'idea. Ne è uscito un modo di guardare gli oggetti che ancora oggi riconosciamo al primo sguardo: la lampada che sembra un gesto, la sedia leggera come un disegno, l'ironia accanto alla funzione.
Oggi viviamo circondati da oggetti progettati, eppure raramente pensati. Il mercato globale produce in fretta, copia in fretta, getta in fretta. In questo scenario la lezione di quei maestri suona quasi controcorrente: un oggetto può durare decenni, può avere un carattere, può raccontare chi lo usa senza gridarlo. C'è anche un'altra eredità, più sottile. Quella stagione dimostrò che la cultura progettuale nasce dall'incontro fra mondi diversi, la fabbrica e l'arte, il laboratorio e la rivista. Viene da chiedersi dove, oggi, avvengano incontri altrettanto fertili, e se siamo ancora capaci di riconoscerli quando li abbiamo davanti.
Per approfondire
- ADI Design Museum – Compasso d'Oro, Milano
- Bruno Munari, Da cosa nasce cosa (1981)
Fa parte del corso «Capire il Bauhaus» →
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