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Olivetti

dal 1908

Può un'azienda di macchine da scrivere cambiare l'idea di lavoro e di bellezza?

Olivetti in breve

Per Olivetti l'impresa è un progetto culturale: profitto, ma anche bellezza, giustizia sociale, cultura. Il design dei prodotti, la grafica pubblicitaria, i negozi, l'architettura delle fabbriche fanno parte dello stesso disegno. Lavorano per l'azienda designer come Marcello Nizzoli ed Ettore Sottsass e grafici come Giovanni Pintori.

Lettera 22 — Marcello Nizzoli, 1950
Lettera 22 — Marcello Nizzoli, 1950

L'opera

Lettera 22 — Marcello Nizzoli, 1950 · Olivetti, Ivrea

Nel 1908 Camillo Olivetti fonda a Ivrea la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Sotto la guida del figlio Adriano, diventerà molto di più di un'azienda.

Olivetti: il contesto storico

Adriano Olivetti entra in azienda negli anni Venti e ne diventa presidente nel 1938. Viaggia negli Stati Uniti, studia l'organizzazione industriale, ma pensa che la fabbrica debba servire anche la comunità.

Ivrea si riempie di edifici progettati da grandi architetti: officine luminose, asili, mense, biblioteche, case per i dipendenti.

Olivetti: l'idea centrale

Per Olivetti l'impresa è un progetto culturale: profitto, ma anche bellezza, giustizia sociale, cultura.

Il design dei prodotti, la grafica pubblicitaria, i negozi, l'architettura delle fabbriche fanno parte dello stesso disegno. Lavorano per l'azienda designer come Marcello Nizzoli ed Ettore Sottsass e grafici come Giovanni Pintori.

Olivetti: le cose da sapere

Olivetti: perché è importante

Olivetti è un modello ancora citato quando si parla di responsabilità sociale d'impresa e di design come cultura aziendale.

Il legame

Olivetti è uno dei pilastri del design italiano: dimostrò che un'azienda poteva rendere la qualità del progetto parte della propria identità.

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Olivetti e il presente

Ogni volta che un'azienda parla di benessere dei dipendenti, di bellezza degli spazi di lavoro, di responsabilità verso il territorio, sta riprendendo, spesso senza saperlo, un discorso cominciato a Ivrea. L'esperienza Olivetti aveva intuito che un prodotto ben disegnato, una fabbrica luminosa, una biblioteca aperta agli operai non erano ornamenti, ma parti dello stesso progetto. La qualità di un oggetto e la qualità della vita di chi lo produce andavano insieme.

Oggi quel modello viene citato di continuo e imitato di rado. Le sedi delle grandi aziende tecnologiche hanno spazi spettacolari e servizi generosi, ma spesso servono a trattenere le persone in ufficio più che a farle crescere come cittadini. La differenza è sottile e decisiva. Ivrea ci ricorda che l'impresa può essere un luogo di cultura, non solo di produzione, e che il design non riguarda soltanto la forma delle cose. Resta aperta una domanda scomoda: sapremmo ancora riconoscere un'idea del genere, se qualcuno provasse a realizzarla oggi?

Per approfondire

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