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Bauhaus

1919–1933

Perché una scuola chiusa dopo appena quattordici anni influenza ancora gli oggetti che usiamo?

Bauhaus in breve

Il Bauhaus vuole superare la separazione tra arte e artigianato, e poi tra arte e industria. L'obiettivo è progettare oggetti belli, funzionali e producibili in serie, per tutti. Ogni studente frequenta un corso preliminare sui materiali, le forme e i colori, poi entra in un laboratorio: metallo, legno, tessitura, ceramica, tipografia.

Edificio del Bauhaus — Walter Gropius, 1925–26
Edificio del Bauhaus — Walter Gropius, 1925–26

L'opera

Edificio del Bauhaus — Walter Gropius, 1925–26 · Dessau, Germania

Il Bauhaus durò appena quattordici anni, cambiò tre sedi e tre direttori. Eppure molte sedie, lampade e caratteri tipografici che usiamo oggi ne portano ancora l'impronta.

Bauhaus: il contesto storico

La scuola nasce nel 1919 a Weimar, nella Germania sconfitta della Prima guerra mondiale. Nel 1925 si trasferisce a Dessau, nel 1932 a Berlino.

La dirigono Walter Gropius, Hannes Meyer e Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1933, sotto la pressione del nazismo, che la considerava sovversiva, chiude.

Bauhaus: l'idea centrale

Il Bauhaus vuole superare la separazione tra arte e artigianato, e poi tra arte e industria. L'obiettivo è progettare oggetti belli, funzionali e producibili in serie, per tutti.

Ogni studente frequenta un corso preliminare sui materiali, le forme e i colori, poi entra in un laboratorio: metallo, legno, tessitura, ceramica, tipografia.

Bauhaus: le cose da sapere

Bauhaus: perché è importante

Il Bauhaus ha definito che cosa significa «design» nel Novecento. Dopo la chiusura, i suoi maestri emigrarono e diffusero le sue idee negli Stati Uniti e nel mondo.

Il legame

Nel laboratorio di tipografia e pubblicità del Bauhaus nasce un nuovo modo di usare le lettere: senza grazie, asimmetrico, essenziale. È l'inizio della tipografia moderna.

Leggi anche: Tipografia moderna →

Bauhaus e il presente

Il Bauhaus è durato appena quattordici anni, eppure abitiamo ancora tra i suoi oggetti e, soprattutto, dentro le sue idee. La lampada essenziale, la sedia in tubolare, la grafica pulita, il principio che la forma nasca dalla funzione sono diventati così normali da sembrarci naturali.

Ma l'eredità più profonda forse non è uno stile. È la convinzione che progettare bene significhi rendere la bellezza accessibile, producibile in serie, alla portata di molti. Oggi quell'ideale ha avuto un successo ambiguo: il minimalismo è ovunque, ma spesso come estetica di lusso o come superficie neutra di catene globali, lontano dall'utopia sociale da cui era nato. E la sua chiusura, sotto la pressione del nazismo, ricorda che anche una scuola di design può essere percepita come una minaccia politica. Forse progettare un oggetto è sempre anche immaginare il tipo di società in cui verrà usato.

Per approfondire

Fa parte del corso «Capire il Bauhaus» →

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