Capolavoro
Giustiniano e il suo seguito
Maestranze bizantine, 547 circa
Un imperatore che non è mai stato a Ravenna, eppure da quasi quindici secoli è lì, d'oro.
Giustiniano e il suo seguito in breve
Un imperatore che non è mai stato a Ravenna, eppure da quasi quindici secoli è lì, d'oro. Il mosaico di Giustiniano è l'esempio perfetto di un modo di fare arte che è durato per secoli: non raccontare la realtà, ma rivelare ciò che sta oltre. L'oro del fondo non è un cielo, è la luce divina.

- Autore: Maestranze bizantine
- Anno: 547 circa
- Tecnica: Mosaico parietale
- Dove si trova: Basilica di San Vitale, Ravenna
Giustiniano e il suo seguito: che cosa rappresenta
A metà del Cinquecento Ravenna è appena tornata sotto il controllo dell'Impero romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli. L'imperatore è Giustiniano, deciso a riunire l'antico impero. Nella nuova chiesa di San Vitale, consacrata intorno al 547, ai lati dell'abside vengono realizzati due grandi mosaici: da una parte Giustiniano con il suo seguito, dall'altra l'imperatrice Teodora con le sue dame.
Giustiniano probabilmente non vide mai Ravenna. Ma quel mosaico serviva proprio a questo: rendere presente l'imperatore dove non poteva essere. È un'immagine di potere, politico e religioso insieme. L'imperatore porta un'offerta all'altare, accompagnato da soldati, funzionari e dal vescovo Massimiano, l'uomo che aveva consacrato la chiesa e che volle farsi ricordare per sempre.
Giustiniano e il suo seguito: i dettagli da guardare
1. L'imperatore con l'aureola
Giustiniano è al centro, con il mantello di porpora, il colore riservato all'imperatore, e una grande aureola dorata. L'aureola non dice che è un santo: dice che il suo potere viene da Dio. Politica e religione, qui, sono la stessa cosa.
2. La patena d'oro
Tra le mani tiene una grande patena, il piatto per il pane della messa. Sta portando un dono all'altare, in una processione che nella realtà non avvenne mai. Sulla parete di fronte Teodora porta il calice: insieme offrono il pane e il vino.
3. Il nome del vescovo
Sopra la testa di un uomo calvo con la croce in mano si legge un nome: MAXIMIANUS. È il vescovo Massimiano, l'unico personaggio del mosaico con il nome scritto. Un modo, forse, per assicurarsi di non essere dimenticato accanto all'imperatore.
4. Lo scudo con il monogramma
A sinistra i soldati portano uno scudo con il monogramma di Cristo, le lettere greche chi e rho intrecciate. L'esercito dell'imperatore è un esercito cristiano: la fede diventa anche un'insegna militare.
5. I piedi sovrapposti
Guarda in basso: i piedi dei personaggi si pestano a vicenda, come se non ci fosse spazio. Le figure sono frontali, piatte, senza ombre, su un fondo d'oro. Non è un errore: l'arte bizantina non vuole imitare il mondo, vuole mostrare un mondo eterno, fuori dal tempo.
Giustiniano e il suo seguito: il significato
Il mosaico di Giustiniano è l'esempio perfetto di un modo di fare arte che è durato per secoli: non raccontare la realtà, ma rivelare ciò che sta oltre. L'oro del fondo non è un cielo, è la luce divina. Le figure non si muovono, ci guardano, solenni e immobili. Per capire quanto sia stato rivoluzionario Giotto, settecento anni dopo, bisogna partire da qui. Ed è anche una lezione di comunicazione politica: un'immagine che rende presente un sovrano lontano, e che funziona ancora quando di quell'impero non resta più niente.
Giustiniano e il suo seguito: dove si trova
Nella basilica di San Vitale a Ravenna, sulla parete sinistra dell'abside, di fronte al mosaico di Teodora. Ravenna ha altri sette monumenti con mosaici protetti dall'UNESCO.