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Prima guerra mondiale

1914–1918

Come può una guerra cambiare l'arte, e non solo le mappe?

Prima guerra mondiale in breve

La Prima guerra mondiale, dal 1914 al 1918, è il primo grande conflitto dell'era industriale. Coinvolge quasi tutta l'Europa e poi il mondo, provoca milioni di morti e fa crollare quattro imperi. Cambia i confini, la politica e anche la cultura: dopo questa guerra la fiducia in un progresso continuo e inarrestabile non sarà più la stessa.

Gassed — John Singer Sargent, 1919
Gassed — John Singer Sargent, 1919

L'opera

Gassed — John Singer Sargent, 1919 · Imperial War Museum, Londra

28 giugno 1914, Sarajevo: un giovane nazionalista serbo-bosniaco uccide l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria-Ungheria. Nel giro di poche settimane quasi tutta l'Europa è in guerra.

Prima guerra mondiale: il contesto storico

All'inizio del Novecento l'Europa è divisa in due sistemi di alleanze, attraversata da nazionalismi, rivalità coloniali e corsa agli armamenti.

Molti pensavano che la guerra sarebbe stata breve. Durò più di quattro anni.

Prima guerra mondiale: l'idea centrale

La Prima guerra mondiale è la prima guerra industriale di massa. Le trincee, le mitragliatrici, l'artiglieria pesante, i gas trasformano il combattimento in un massacro su scala mai vista.

Alla fine crollano quattro imperi: tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano. E crolla anche la fiducia ottocentesca in un progresso lineare e inarrestabile.

Prima guerra mondiale: le cose da sapere

Prima guerra mondiale: perché è importante

La guerra ridisegna la mappa d'Europa e del Medio Oriente, prepara le condizioni per i totalitarismi e per la Seconda guerra mondiale. E cambia profondamente l'arte e la letteratura, che devono fare i conti con un trauma collettivo.

Il legame

Il dadaismo nasce a Zurigo nel 1916, nel pieno della guerra, come reazione alla follia di una civiltà razionale che aveva prodotto il massacro.

Leggi anche: Dadaismo →

In sintesi

La Prima guerra mondiale, dal 1914 al 1918, è il primo grande conflitto dell'era industriale. Coinvolge quasi tutta l'Europa e poi il mondo, provoca milioni di morti e fa crollare quattro imperi. Cambia i confini, la politica e anche la cultura: dopo questa guerra la fiducia in un progresso continuo e inarrestabile non sarà più la stessa.

Un'Europa pronta a esplodere

All'inizio del Novecento l'Europa domina il mondo, ma al suo interno le tensioni sono fortissime.

Le grandi potenze sono in competizione per le colonie e i mercati. Germania e Regno Unito si sfidano nella costruzione di flotte da guerra sempre più grandi. Il nazionalismo spinge ogni paese a considerarsi superiore. Nei Balcani, l'Austria-Ungheria e la Russia si contendono l'influenza sui popoli slavi.

I paesi sono legati da un sistema di alleanze: se uno entra in guerra, rischia di trascinare con sé tutti gli altri. Per questo si parla spesso dell'Europa del 1914 come di una polveriera.

La scintilla di Sarajevo

Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, in Bosnia, un giovane nazionalista serbo-bosniaco, Gavrilo Princip, uccide l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Austria-Ungheria, e sua moglie.

L'Austria-Ungheria accusa la Serbia e le invia un ultimatum durissimo. La Russia si schiera con la Serbia, la Germania con l'Austria, la Francia con la Russia. Quando la Germania invade il Belgio per attaccare la Francia, entra in guerra anche il Regno Unito.

In poche settimane, all'inizio di agosto, quasi tutta l'Europa è in guerra. Molti partono convinti che sarà breve e che finirà entro Natale.

La guerra nelle trincee

Non andò così. Sul fronte occidentale, tra Francia e Belgio, già alla fine del 1914 gli eserciti si fermano e scavano trincee lunghe centinaia di chilometri.

Le nuove armi, come le mitragliatrici, l'artiglieria pesante e il filo spinato, rendono gli attacchi un massacro. Per conquistare pochi metri di terreno muoiono migliaia di soldati. Nel primo giorno della battaglia della Somme, il 1° luglio 1916, l'esercito britannico perde circa 57.000 uomini tra morti e feriti.

Compaiono armi mai viste: i gas tossici, usati per la prima volta su larga scala nel 1915, i carri armati, gli aerei, i sottomarini. La vita in trincea, tra fango, topi, malattie e paura, segna per sempre una generazione.

L'Italia in guerra

Nel 1914 l'Italia è alleata di Germania e Austria, ma resta neutrale. Il paese si divide tra interventisti, che vogliono la guerra per conquistare Trento e Trieste, ancora austriache, e neutralisti.

Con il Patto di Londra l'Italia si accorda segretamente con l'Intesa ed entra in guerra nel maggio 1915 contro l'Austria-Ungheria.

Il fronte corre lungo le Alpi e il fiume Isonzo, dove si combattono undici sanguinose battaglie. Nell'ottobre 1917 a Caporetto l'esercito italiano subisce una grave sconfitta e deve ritirarsi fino al Piave. Lì resiste, e nell'autunno 1918 con la battaglia di Vittorio Veneto l'Austria-Ungheria viene sconfitta. L'Italia conta circa 650.000 militari morti.

1917–1918: tutto cambia

Nel 1917 due eventi cambiano il corso della guerra.

Ad aprile entrano in guerra gli Stati Uniti, con le loro enormi risorse. In Russia, stremata dal conflitto, scoppia la rivoluzione: a fine anno prendono il potere i bolscevichi di Lenin, che nel marzo 1918 firmano la pace con la Germania.

La Germania tenta un'ultima offensiva sul fronte occidentale nella primavera del 1918, ma fallisce. L'11 novembre 1918 firma l'armistizio. Nello stesso periodo una terribile pandemia di influenza, la cosiddetta «spagnola», uccide decine di milioni di persone in tutto il mondo.

Una pace difficile

Nel 1919 a Parigi si tengono le trattative di pace. Il Trattato di Versailles attribuisce alla Germania la responsabilità della guerra, le impone di pagare enormi risarcimenti e le toglie territori e colonie.

Crollano quattro imperi: tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano. Nascono nuovi stati, come la Polonia, la Cecoslovacchia, la Iugoslavia. Viene fondata la Società delle Nazioni per prevenire nuove guerre.

Molti storici ritengono che quella pace, vissuta dai tedeschi come un'umiliazione, abbia contribuito a preparare la Seconda guerra mondiale. Anche la cultura cambia: scrittori, poeti e artisti, da Ungaretti ai dadaisti, raccontano un mondo in cui le vecchie certezze sono crollate.

Le parole chiave

Un esempio

In quasi ogni paese italiano c'è un monumento con un lungo elenco di nomi: sono i caduti della Prima guerra mondiale. Quei monumenti, costruiti soprattutto negli anni Venti, ti dicono quanto la guerra abbia toccato ogni famiglia, anche nei luoghi più lontani dal fronte.

Da ricordare

Prima guerra mondiale e il presente

La Prima guerra mondiale ha mostrato che il progresso tecnico poteva diventare uno strumento di distruzione su scala mai vista. Le stesse fabbriche che producevano benessere producevano proiettili, e la fiducia ottocentesca in un futuro sempre migliore si è spezzata nelle trincee.

Quella ferita non si è mai del tutto chiusa. Ogni volta che una nuova tecnologia promette di migliorare il mondo, ci chiediamo che uso ne faranno gli Stati e gli eserciti, e la domanda nasce da lì. Anche i confini disegnati dopo il 1918 continuano a pesare su conflitti che leggiamo nelle cronache. Ma la guerra ci ha lasciato anche un'altra eredità: un'arte e una letteratura che hanno imparato a guardare in faccia il trauma, invece di trasformarlo in epica. Ricordarla oggi significa chiederci se sappiamo ancora riconoscere, nei discorsi che accendono gli animi, l'eco di quelle parole che portarono milioni di persone al fronte.

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