Lettura · Storia
Rivoluzione francese
1789
Come nasce l'idea che il potere appartenga al popolo?
Rivoluzione francese in breve
Tra il 1789 e il 1799 la Francia rovescia la monarchia assoluta e la società dei privilegi. Per la prima volta in un grande stato europeo si afferma che il potere appartiene alla nazione e che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. È un decennio pieno di conquiste e di violenza, che cambia per sempre il modo di fare politica, in Francia e nel mondo.

L'opera
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino — Jean-Jacques-François Le Barbier, 1789 · Musée Carnavalet, Parigi
14 luglio 1789: la folla parigina assalta la Bastiglia, simbolo del potere assoluto del re. Dentro trova soltanto sette prigionieri. Ma il valore simbolico è enorme.
Rivoluzione francese: il contesto storico
La Francia è sull'orlo della bancarotta. Per trovare nuove entrate, Luigi XVI convoca nel 1789 gli Stati Generali, un'assemblea dei tre ordini: clero, nobiltà e Terzo Stato.
Il Terzo Stato, che rappresenta la grande maggioranza della popolazione, si proclama Assemblea nazionale. È l'inizio della rivoluzione.
Rivoluzione francese: l'idea centrale
La Rivoluzione francese afferma un principio nuovo: la sovranità appartiene alla nazione, non al re. Abolisce i privilegi feudali e proclama l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Ma il percorso è violento e contraddittorio: la monarchia cade, nasce la Repubblica, arriva il Terrore, e alla fine Napoleone prende il potere.
Rivoluzione francese: le cose da sapere
- La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino fu approvata il 26 agosto 1789.
- Nel 1791 Olympe de Gouges scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina.
- Le parole «destra» e «sinistra» in politica nascono dalla disposizione dei deputati nell'assemblea rivoluzionaria.
- Gli storici discutono ancora sulla natura della rivoluzione: lotta di classe, rivoluzione politica, o processo che portò inevitabilmente al Terrore.
Rivoluzione francese: perché è importante
Il linguaggio politico moderno, i diritti, la cittadinanza, perfino il sistema metrico decimale nascono in quegli anni.
Il legame
La rivoluzione e le guerre napoleoniche sconvolgono l'Europa. Il Romanticismo nasce in questo clima: entusiasmo, delusione, nostalgia, senso della storia e della nazione.
In sintesi
Tra il 1789 e il 1799 la Francia rovescia la monarchia assoluta e la società dei privilegi. Per la prima volta in un grande stato europeo si afferma che il potere appartiene alla nazione e che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. È un decennio pieno di conquiste e di violenza, che cambia per sempre il modo di fare politica, in Francia e nel mondo.
Un paese in crisi
Negli anni Ottanta del Settecento la Francia è uno dei paesi più ricchi d'Europa, ma lo stato è sull'orlo della bancarotta. Ha speso moltissimo in guerre, compreso l'aiuto ai coloni americani nella loro rivoluzione contro gli inglesi.
Intanto i raccolti sono scarsi e il prezzo del pane, l'alimento principale dei poveri, sale alle stelle. La fame alimenta la rabbia.
Per trovare denaro bisognerebbe far pagare le tasse anche a nobili e clero, ma questi si oppongono. Il re Luigi XVI allora convoca gli Stati Generali, che si riuniscono a Versailles nel maggio 1789.
Il problema del voto
Agli Stati Generali si vota per ordine: il clero ha un voto, la nobiltà un voto, il Terzo Stato un voto. Così clero e nobiltà, alleati, possono battere sempre il Terzo Stato due a uno, anche se il Terzo Stato rappresenta quasi tutti i francesi.
I deputati del Terzo Stato chiedono di votare per testa, cioè ogni deputato un voto. Il re rifiuta.
Il 17 giugno 1789 il Terzo Stato compie un gesto rivoluzionario: si proclama Assemblea nazionale, dicendo di rappresentare l'intera nazione. Il 20 giugno, chiusi fuori dalla loro sala, i deputati si riuniscono in una palestra per il gioco della pallacorda e giurano di non sciogliersi finché la Francia non avrà una costituzione.
1789: l'anno che cambia tutto
Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi, temendo che il re voglia sciogliere l'assemblea con l'esercito, assalta la Bastiglia, una fortezza-prigione simbolo del potere del re. È diventata la festa nazionale francese.
Nelle campagne scoppiano rivolte contro i signori. Nella notte del 4 agosto l'assemblea abolisce i privilegi feudali.
Il 26 agosto approva la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Il primo articolo dice che gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Il terzo che la sovranità risiede nella nazione. È la fine teorica dell'Antico regime.
Dalla monarchia alla Repubblica
Nel 1791 la Francia ha una costituzione: il re resta, ma con poteri limitati. È una monarchia costituzionale.
Ma a giugno Luigi XVI tenta di fuggire all'estero con la famiglia. Viene riconosciuto e riportato a Parigi: da quel momento quasi nessuno si fida più di lui.
Nel 1792 la Francia entra in guerra con Austria e Prussia, che vogliono fermare la rivoluzione. Nel clima di paura e di guerra, a settembre viene proclamata la Repubblica. Nel gennaio 1793 Luigi XVI viene processato e ghigliottinato.
Il Terrore e la fine della rivoluzione
Assediata da nemici esterni e da rivolte interne, la Repubblica affida il potere a un piccolo comitato guidato dai giacobini, il gruppo più radicale, con Maximilien Robespierre.
È il Terrore: chiunque sia sospettato di essere nemico della rivoluzione può essere arrestato e condannato. Le condanne a morte ufficiali sono circa diciassettemila, e molte altre persone muoiono in prigione o nelle repressioni delle rivolte.
Nel luglio 1794 Robespierre stesso viene arrestato e giustiziato. Seguono anni di instabilità, finché nel novembre 1799 un giovane e popolare generale, Napoleone Bonaparte, prende il potere con un colpo di stato.
Che cosa ci ha lasciato
Molte cose che consideriamo normali vengono da qui: l'idea di cittadinanza, l'uguaglianza davanti alla legge, la sovranità popolare, la laicità dello stato, il sistema metrico decimale.
Perfino le parole «destra» e «sinistra» in politica nascono nell'assemblea rivoluzionaria, dalla posizione in cui sedevano i deputati.
La rivoluzione ebbe anche grandi limiti. Le donne restarono escluse dai diritti politici: Olympe de Gouges, che nel 1791 aveva scritto una Dichiarazione dei diritti della donna, fu ghigliottinata nel 1793. La schiavitù nelle colonie fu abolita nel 1794, ma Napoleone la ristabilì nel 1802.
Gli storici discutono ancora su come giudicarla: una grande conquista di libertà, un esperimento che portò inevitabilmente alla violenza, o entrambe le cose.
Le parole chiave
- Antico regime: Nome dato dopo la rivoluzione alla Francia di prima del 1789: un re assoluto e una società divisa in tre ordini con diritti diversi.
- Stati Generali: Assemblea con i rappresentanti dei tre ordini (clero, nobiltà e Terzo Stato) che il re poteva convocare per chiedere nuove tasse. Prima del 1789 non si riuniva dal 1614.
- Terzo Stato: Tutti quelli che non erano né clero né nobili: contadini, artigiani, operai, ma anche borghesi ricchi e istruiti. Era la stragrande maggioranza della popolazione.
- borghesia: Il ceto di mercanti, banchieri, avvocati, medici, imprenditori: spesso ricchi e colti, ma senza i privilegi della nobiltà. Fu protagonista della rivoluzione.
- Terrore: Il periodo tra il 1793 e il 1794 in cui il governo rivoluzionario fece arrestare e giustiziare migliaia di persone considerate nemiche della rivoluzione.
Un esempio
Quando un tribunale applica la stessa legge a un ricco e a un povero, o quando voti per scegliere chi ti governa, stai usando principi che la Rivoluzione francese ha messo al centro della politica. Prima del 1789, in Francia, le regole cambiavano a seconda di chi eri: un nobile aveva diritti e protezioni che un contadino non aveva.
Da ricordare
- La rivoluzione nasce da una crisi finanziaria e sociale e dal rifiuto dei privilegi di nobiltà e clero.
- Nel 1789 vengono abolite le strutture feudali e proclamati i diritti dell'uomo e del cittadino.
- Il percorso passa dalla monarchia costituzionale alla Repubblica, al Terrore, fino alla presa del potere di Napoleone nel 1799.
Rivoluzione francese e il presente
Diamo per scontate parole che nel 1789 erano esplosive. Cittadino, nazione, diritti, uguaglianza davanti alla legge: le troviamo nelle costituzioni, nei programmi di partito, perfino negli slogan pubblicitari, e il loro suono si è fatto familiare fino a diventare quasi neutro. Ma ogni volta che una piazza si riempie per contestare un potere che sente lontano, ripete senza saperlo il gesto di quell'estate parigina: rivendicare che l'autorità viene dal basso, non da un diritto di nascita.
La Rivoluzione ci ha lasciato anche un'altra eredità, meno celebrata e altrettanto attuale. Ci ha mostrato quanto sia breve il passo tra la passione per la giustizia e la caccia al nemico interno, tra la virtù proclamata e il sospetto generalizzato. Le nostre democrazie vivono in equilibrio su questa stessa linea. La sovranità popolare non è una conquista fatta una volta per tutte, ma una promessa che va mantenuta con istituzioni pazienti, capaci di proteggere anche chi non la pensa come noi.
Per approfondire
- Charles Dickens, Le due città (1859)
- Simon Schama, Cittadini (1989)
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