Lettura · Moda
La moda come linguaggio
XX secolo
Cosa diciamo agli altri quando scegliamo un vestito?
La moda come linguaggio in breve
La moda è un linguaggio: attraverso gli abiti comunichiamo appartenenza, distinzione, genere, classe, età, ribellione. Simmel descrive una dinamica di imitazione e distinzione: le classi alte creano una moda, le altre la imitano, e quelle alte la abbandonano per distinguersi di nuovo. Nel Novecento le mode nascono però anche dal basso, dalle sottoculture: punk, hip hop, streetwear.

L'opera
La moda — Georg Simmel, 1905 · Berlino
Nel 1899 l'economista Thorstein Veblen osservava che gli abiti delle donne della borghesia erano pensati anche per mostrare una cosa precisa: che chi li indossava non doveva lavorare.
La moda come linguaggio: il contesto storico
Tra Ottocento e Novecento la moda diventa oggetto di studio. Il sociologo tedesco Georg Simmel le dedica un saggio famoso.
Con la produzione industriale degli abiti, la moda smette di essere un privilegio di pochi e diventa un fenomeno di massa.
La moda come linguaggio: l'idea centrale
La moda è un linguaggio: attraverso gli abiti comunichiamo appartenenza, distinzione, genere, classe, età, ribellione.
Simmel descrive una dinamica di imitazione e distinzione: le classi alte creano una moda, le altre la imitano, e quelle alte la abbandonano per distinguersi di nuovo. Nel Novecento le mode nascono però anche dal basso, dalle sottoculture: punk, hip hop, streetwear.
La moda come linguaggio: le cose da sapere
- Thorstein Veblen pubblicò La teoria della classe agiata nel 1899.
- Il saggio di Georg Simmel sulla moda fu pubblicato nella sua versione più nota nel 1905.
- Dick Hebdige, in Sottocultura (1979), analizzò lo stile punk come forma di resistenza simbolica.
La moda come linguaggio: perché è importante
Fast fashion, logomania, identità costruite sui social: la moda è uno dei modi principali in cui oggi ci raccontiamo agli altri.
Il legame
Coco Chanel cambiò il linguaggio della moda femminile: meno ornamento, più libertà di movimento, un nuovo modo di essere eleganti.
La moda come linguaggio e il presente
Ogni mattina, davanti all'armadio, compiamo un piccolo atto di comunicazione pubblica. Anche chi dice di non badare a come si veste sta scegliendo un messaggio: comodità, indifferenza, distanza dalle mode. Non esiste un vestito muto. Esistono solo vestiti che parlano a voce più o meno alta, a pubblici diversi, con codici che cambiano da un quartiere all'altro e da una generazione all'altra.
Oggi questo linguaggio si è fatto più veloce e più frammentato. Le tendenze nascono e muoiono in poche settimane, rilanciate dagli schermi; le tribù si moltiplicano; il lusso si traveste da semplicità e la semplicità diventa un lusso. Il gioco che descrivevano Simmel e Veblen, imitare per appartenere e distinguersi per emergere, non si è mai fermato, ha solo accelerato. Forse la domanda più interessante non è che cosa sia di moda, ma che cosa vogliamo dire davvero quando ci vestiamo, e quanto di quel messaggio è nostro e quanto ci è stato suggerito prima ancora di sceglierlo.
Per approfondire
- Georg Simmel, La moda (1905)
- Dick Hebdige, Sottocultura. Il fascino di uno stile innaturale (1979)
Altre letture di Moda
- Coco Chanel — Come ha fatto un vestito nero a diventare un simbolo di modernità?