Lettura · Moda
Coco Chanel
1883–1971
Come ha fatto un vestito nero a diventare un simbolo di modernità?
Coco Chanel in breve
Chanel propone una moda fatta di semplicità, comodità e linee dritte. Usa il jersey, un tessuto fino ad allora riservato alla biancheria. Trasforma il nero, colore del lutto, in colore dell'eleganza.

L'opera
Chanel N°5 — Gabrielle Chanel ed Ernest Beaux, 1921 · Parigi
Nel 1926 l'edizione americana di Vogue pubblica il disegno di un semplice abito nero di Chanel e lo paragona alla Ford Modello T: un capo essenziale, destinato a diventare una specie di uniforme della donna moderna.
Coco Chanel: il contesto storico
All'inizio del Novecento le donne eleganti indossano corsetti, gonne lunghe, cappelli carichi di decorazioni.
Gabrielle «Coco» Chanel comincia come modista, poi apre negozi a Deauville e Biarritz. La Prima guerra mondiale porta molte donne al lavoro e cambia il loro rapporto con l'abbigliamento.
Coco Chanel: l'idea centrale
Chanel propone una moda fatta di semplicità, comodità e linee dritte. Usa il jersey, un tessuto fino ad allora riservato alla biancheria. Trasforma il nero, colore del lutto, in colore dell'eleganza. Mescola gioielli veri e finti.
L'idea è che una donna debba potersi muovere, lavorare, vivere, senza rinunciare allo stile.
Coco Chanel: le cose da sapere
- Il profumo Chanel N°5 fu lanciato nel 1921.
- Dopo anni di chiusura, Chanel riaprì la sua casa di moda nel 1954, e negli anni successivi il tailleur in tweed divenne uno dei suoi simboli.
- Durante l'occupazione tedesca di Parigi ebbe una relazione con un ufficiale tedesco; la natura e l'estensione della sua collaborazione con i nazisti sono documentate in parte e ancora discusse.
Coco Chanel: perché è importante
Molto di ciò che oggi consideriamo abbigliamento femminile moderno, pantaloni, maglieria, il piccolo abito nero, deve qualcosa a Chanel. E lei è anche un esempio precoce di brand costruito intorno a una persona.
Il legame
Chanel non ha solo creato abiti: ha cambiato il significato che gli abiti trasmettono, e quindi il linguaggio stesso della moda.
Leggi anche: La moda come linguaggio →
Coco Chanel e il presente
Chanel aveva capito che la modernità poteva stare in un dettaglio: una tasca dove mettere le mani, un tessuto che lascia muovere, un colore che rifiuta il lutto e diventa eleganza. Ha tolto peso agli abiti, e togliendo peso ha cambiato i gesti, il modo di camminare, di lavorare, di stare in mezzo agli altri. La libertà, prima ancora che un'idea, è stata una questione di vestiti.
Oggi la lezione di quella sottrazione torna in forme diverse. La ricerca di capi essenziali, l'armadio ridotto a pochi pezzi, il fascino per uno stile che non insegue la stagione sono eredi, consapevoli o no, del piccolo abito nero. Eppure la stessa Chanel ci mostra anche l'altro lato della moda: l'abito semplice diventato marchio, il gesto di liberazione trasformato in simbolo di status, venduto a prezzi che pochi possono permettersi. Resta l'eco di una domanda attuale: quando un vestito ci fa sentire liberi, è merito della sua forma o del nome che porta cucito dentro?
Per approfondire
- Coco avant Chanel, film di Anne Fontaine (2009)
- Palais Galliera, Parigi, museo della moda
Altre letture di Moda
- La moda come linguaggio — Cosa diciamo agli altri quando scegliamo un vestito?