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I promessi sposi
Alessandro Manzoni
Il romanzo che ha dato una lingua all'Italia: due ragazzi semplici contro i potenti, la fame, la peste.
I promessi sposi in breve
Il romanzo che ha dato una lingua all'Italia: due ragazzi semplici contro i potenti, la fame, la peste.
I promessi sposi: di che cosa parla
Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785, nipote di Cesare Beccaria, e dopo una giovinezza illuminista si converte al cattolicesimo. Lavora al romanzo per vent'anni: la prima edizione esce nel 1827, poi va a Firenze a «risciacquare i panni in Arno» e lo riscrive nel fiorentino parlato, pubblicando la versione definitiva tra il 1840 e il 1842. La storia è ambientata tra il 1628 e il 1630, in una Lombardia sotto il dominio spagnolo, tra carestia, guerra e peste. I protagonisti sono due giovani filatori di seta, non eroi né nobili: è una rivoluzione per l'epoca. Leggerlo è vedere la grande storia dal basso, da chi la subisce.
I promessi sposi: i personaggi
- Renzo Tramaglino: Giovane filatore di seta, onesto e impulsivo, deciso a sposare Lucia.
- Lucia Mondella: La promessa sposa: mite, devota, più forte di quanto sembri.
- Don Abbondio: Il curato del paese, pauroso, che rifiuta di celebrare le nozze.
- Don Rodrigo: Signorotto locale, prepotente, che vuole Lucia per una scommessa.
- Fra Cristoforo: Frate cappuccino, ex nobile violento, protettore dei due giovani.
- Gertrude: La monaca di Monza, costretta al convento fin da bambina.
- L'Innominato: Potente bandito senza nome, che vive una notte di crisi e cambia vita.
Riassunto: I promessi sposi in 8 capitoli
- Questo matrimonio non s'ha da fare
- La notte degli imbrogli
- La monaca di Monza
- Renzo e la rivolta del pane
- La notte dell'Innominato
- La conversione
- La guerra, la fame, la peste
- Il sugo della storia
Capitolo 1 · Questo matrimonio non s'ha da fare
È la sera del 7 novembre 1628, in un paese sulle rive del lago di Como. Don Abbondio, il curato, torna a casa leggendo il breviario. A una svolta della strada vede due uomini che lo aspettano: hanno la reticella in testa, il ciuffo, i baffi arricciati, pistole alla cintura. Sono bravi, gli sgherri al servizio dei signori.
Gli chiedono se intende sposare domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Don Abbondio balbetta. Loro gli ordinano di non farlo, a nome di don Rodrigo, il signorotto del paese. Il curato, che non è nato con un cuor di leone, si piega subito.
La mattina dopo Renzo, vestito a festa, si presenta in canonica. Don Abbondio inventa scuse, parole latine, impedimenti, chiede una settimana. Renzo non capisce, ma la serva Perpetua si lascia sfuggire qualcosa, e Renzo costringe il curato a dire il nome: don Rodrigo.
Lucia, già pronta con l'abito da sposa, scoppia in lacrime e confessa: giorni prima don Rodrigo l'ha importunata per strada, e lei ha sentito che aveva fatto una scommessa con il cugino, il conte Attilio. Ne aveva parlato solo con fra Cristoforo, il suo confessore.
Agnese, la madre di Lucia, manda Renzo da un avvocato di Lecco, detto Azzeccagarbugli, con quattro capponi in regalo. L'avvocato lo accoglie bene finché crede che Renzo sia un bravo da difendere. Quando sente il nome di don Rodrigo, lo caccia via e gli restituisce i capponi. La legge, Renzo lo capisce in un pomeriggio, sta dalla parte dei forti.
I promessi sposi: perché leggerlo oggi
I promessi sposi sono stati per generazioni un obbligo scolastico, e questo li ha fatti odiare. Ma leggili senza professori: è il romanzo di come il potere schiaccia chi non ha voce. Un curato che obbedisce per paura, un avvocato che si piega al più forte, autorità che negano un'epidemia finché non è troppo tardi, una folla che cerca un colpevole e trova gli untori. Ti suona familiare? Manzoni mostra che la storia non la fanno solo i re: la subiscono i Renzo e le Lucia. E ti fa vedere che anche in mezzo alla rovina restano scelte personali: chi si converte, chi perdona, chi rimane com'era.