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Divina Commedia — Inferno

Dante Alighieri

Il viaggio più famoso della letteratura: un uomo smarrito attraversa il male per capire come uscirne.

Divina Commedia — Inferno in breve

Il viaggio più famoso della letteratura: un uomo smarrito attraversa il male per capire come uscirne.

Divina Commedia — Inferno: di che cosa parla

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265, fa politica, e nel 1302 viene condannato all'esilio: non rivedrà più la sua città e morirà a Ravenna nel 1321. Lontano da casa scrive la Commedia, un poema in tre cantiche e cento canti, in terzine di endecasillabi. L'Inferno è la prima cantica: trentaquattro canti dentro una voragine a forma di imbuto, dove ogni peccato ha il suo cerchio e la sua pena. Dante non sceglie il latino dei dotti ma il volgare, la lingua di chiunque, e la riempie di papi, banchieri, amanti e traditori del suo tempo. Leggerlo è entrare in una cronaca feroce del Medioevo travestita da aldilà.

Divina Commedia — Inferno: i personaggi

Riassunto: Divina Commedia — Inferno in 8 capitoli

  1. La selva oscura
  2. La porta e il fiume
  3. La bufera degli amanti
  4. Le mura di Dite
  5. Tombe di fuoco, alberi che sanguinano
  6. Malebolge
  7. Il folle volo
  8. Il ghiaccio e le stelle

Capitolo 1 · La selva oscura

È la notte prima del Venerdì santo dell'anno 1300. Dante ha trentacinque anni, metà della vita secondo la Bibbia, e si accorge di essersi perso in una selva fitta e buia. Non sa nemmeno come ci è entrato: dice di essere stato pieno di sonno quando ha abbandonato la strada giusta.

All'alba vede un colle illuminato dal sole e prova a salirlo. Ma la strada gli viene sbarrata da tre bestie: una lonza agile dal pelo maculato, un leone che avanza a testa alta, e soprattutto una lupa magrissima, carica di tutte le brame. È la lupa a ricacciarlo indietro, verso il buio, passo dopo passo.

Mentre precipita, vede una figura. È un'ombra, e parla: è Virgilio, il poeta dell'Eneide, quello che Dante ha letto e amato più di ogni altro. Virgilio gli spiega che da quella parte non si passa: la lupa non lascia vivo nessuno. Bisogna fare un altro viaggio, più lungo, attraverso l'Inferno e il Purgatorio. Poi, per salire al Paradiso, servirà un'altra guida.

Dante accetta, ma al tramonto ha già paura. Chi è lui per un viaggio simile? Enea e san Paolo sì, lui no. Virgilio allora gli rivela il perché: nel Limbo è venuta a cercarlo Beatrice, la donna che Dante ha amato, scesa dal cielo con gli occhi in lacrime. Era stata mossa da santa Lucia, e Lucia dalla Vergine Maria. Tre donne in Paradiso si preoccupano di lui.

Il coraggio torna come tornano su i fiori chiusi dal gelo della notte. Dante dice che lo seguirà. E si incamminano.

Divina Commedia — Inferno: perché leggerlo oggi

L'Inferno non è un catalogo di punizioni: è la prima grande mappa del male fatta da un uomo che lo conosce di persona. Dante ci mette i suoi nemici, i suoi amici, il suo maestro, la sua città. Per questo funziona ancora: ogni cerchio è una domanda su come viviamo. Gli ignavi assomigliano a chi non prende mai posizione; Ulisse a chi non sa fermarsi davanti a un limite; Francesca a chiunque abbia confuso una storia letta con la propria vita. E l'idea più moderna è la legge del contrappasso: la pena non arriva da fuori, è il peccato stesso portato fino in fondo. Ti chiede, senza prediche, che cosa diventeresti se restassi per sempre ciò che scegli oggi.

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