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Delitto e castigo
Fëdor Dostoevskij
Un omicidio visto da dentro: come un'idea brillante diventa un'ascia, e come si torna indietro.
Delitto e castigo in breve
Un omicidio visto da dentro: come un'idea brillante diventa un'ascia, e come si torna indietro.
Delitto e castigo: di che cosa parla
È il romanzo che ti chiude nella testa di un assassino e non ti fa uscire finché lui non si arrende. Dostoevskij lo pubblica a puntate nel 1866, sommerso dai debiti, pochi anni dopo essere tornato dalla Siberia, dove aveva scontato i lavori forzati per motivi politici. Siamo a Pietroburgo, una capitale di cortili soffocanti, osterie e stanze in affitto grandi come armadi. Le idee nuove arrivano dall'Europa e promettono di rifare l'uomo con la ragione. Dostoevskij le mette alla prova nel modo più brutale: lascia che un ragazzo le applichi davvero.
Delitto e castigo: i personaggi
- Rodion Raskol'nikov: Ex studente povero e orgoglioso, convinto che gli uomini straordinari possano oltrepassare la legge.
- Sonja Marmeladova: Figlia di un ubriacone, si vende per sfamare la famiglia; ha una fede quieta e indistruttibile.
- Porfirij Petrovič: Giudice istruttore ironico e paziente: non cerca prove, aspetta che il colpevole crolli.
- Dmitrij Razumichin: Amico di Rodion, generoso, rumoroso, leale fino in fondo.
- Dunja: Sorella di Rodion, bella e fiera, pronta a sacrificarsi per la famiglia.
- Arkadij Svidrigajlov: Ex padrone di Dunja, cinico e sensuale, il doppio oscuro del protagonista.
- Semën Marmeladov: Ex impiegato alcolizzato, padre di Sonja, che confessa la propria rovina in osteria.
Riassunto: Delitto e castigo in 8 capitoli
- La prova generale
- L'ascia
- La febbre
- Sonja
- Il gatto e il topo
- Lazzaro
- La confessione
- Il castigo
Capitolo 1 · La prova generale
Luglio, Pietroburgo, un caldo che puzza di calce e di birra. Rodion Raskol'nikov esce di soppiatto dalla sua stanza, un buco sotto il tetto, per non incontrare la padrona di casa a cui deve l'affitto. Ha lasciato l'università, mangia quando capita, parla da solo. Da settimane accarezza un pensiero che non osa nominare.
Sale da Alëna Ivanovna, una vecchia usuraia avida e sospettosa, e le impegna un orologio d'argento. In realtà conta i passi, osserva la serratura, nota dove tiene le chiavi. È una prova generale. Uscendo si sente disgustato di sé stesso, e insieme non riesce a smettere.
In un'osteria incontra Semën Marmeladov, un ex funzionario ubriaco che gli racconta, con un'eloquenza grottesca, la sua rovina: ha perso il posto per il vizio, la moglie Katerina Ivanovna è malata di tisi, i bambini hanno fame. La figlia maggiore, Sonja, per mantenerli è andata a prostituirsi. Marmeladov beve anche con i soldi di lei, e lo sa. Raskol'nikov lo accompagna a casa, vede la miseria, lascia di nascosto qualche moneta sul davanzale e se ne pente subito.
Il giorno dopo arriva una lettera della madre. La sorella Dunja ha accettato di sposare Pëtr Lužin, un avvocato benestante e calcolatore, molto più anziano di lei. Lo fa, Rodion lo capisce subito, per aiutare lui. È lo stesso sacrificio di Sonja, pensa, solo più rispettabile. La rabbia gli toglie il respiro.
Quella notte sogna di essere bambino e di vedere un gruppo di contadini ubriachi frustare a morte una cavallina troppo debole per tirare il carro. Si sveglia sudato, inorridito: davvero potrebbe prendere un'ascia e spaccare una testa? Giura di rinunciare. Poi, attraversando il mercato, sente per caso che Lizaveta, la sorella mite dell'usuraia, domani alle sette non sarà in casa.
Delitto e castigo: perché leggerlo oggi
Ogni epoca ha la sua teoria degli uomini straordinari: il genio che non deve rendere conto a nessuno, il visionario per cui le regole sono attrito, l'idea così giusta da autorizzare qualunque mezzo. Dostoevskij non la confuta con un trattato. Fa una cosa più crudele: le dà un corpo, un'ascia e una scala buia, e ti mostra che cosa resta dopo. Restano la febbre, la solitudine, l'impossibilità di guardare in faccia tua madre. E poi c'è Sonja, che non vince nessuna discussione e ha ragione lo stesso. Chiediti dove, oggi, ci raccontiamo che un buon fine giustifica tutto.